giovedì 17 aprile 2014

CHE COSA E’ LA DIGNITA’? NELLA MIA LUCANIA SI VIVE SOLO DI ILLUSIONI.

Vorrei chiedere al presidente, alla giunta e a tutti i dirigenti della mia regione se sanno cosa
significa la parola dignità. Se hanno mai provato a vivere con 1500 euro al mese, ai giorni d’oggi
con tasse da pagare, aumento del costo della via, uno, due o più figli a carica che magari studiano
fuori per stanno programmando il loro futuro sperando che sia migliore di quello dei loro genitori
e magari sognano di realizzare i propri progetti proprio nella loro regione di nascita. Di certo però
se sono lucani questo desiderio è destinato a rimanere tale se si continua ad essere amministrati
così. Tralasciando i sogni di noi ragazzi quello che vi voglio chiedere se realmente pensate che si
riesca a condurre una vita dignitosa se tale mensilità viene a mancare. In una famiglia
monoreddito come si sente un padre che non riceve uno stipendio da 4 mesi? Ha ancora una
dignità quando il figlio preoccupato chiede al padre se è stato chiamato per andare a firmare il
contratto? Penso che una risposta la dovete dare a queste domande e dovete dare delle risposte
alle famiglie dei 48 precari dell’Alsia. Sono ormai anni che va avanti questa “ telenovela “ di questi
lavoratori, dipendenti della regione e delle vostre decisioni. Lavorano con un contratto a tempo
determinato e quando scade sono poi costretti a stare a casa qualche mese. Nemmeno se
prendessero grandi stipendi tali da poter gestire i proprio risparmi in quei mesi senza lavoro per
poter vivere in maniera tranquilla, senza ansie, paure , si gioca sulla loro pazienza, lealtà, serietà e
bontà e vengono tenuti in questa condizione e si continua a prenderli in giro. Eppure ai sensi della
legge dovrebbero essere ingaggiati con contratto a tempo indeterminato avendo fatto i mesi
stabiliti e ne tempi giusti. Ma l’amministrazione della Basilicata ha una grande capacità, ossia
riesce a non rispettare questa legge all’ennesima potenza, non solo non li garantisce un contratto
a tempo indeterminato, ma nemmeno più quello a tempo determinato. Il presidente e la giunta
appena insediati nel Novembre del 2013 conoscevano la condizione di questi dipendenti il cui
contratto scadeva il 31 Dicembre 2013 e da subito promise di prendere provvedimenti per
stabilizzarli subito, in realtà oggi ancora non si è fatto nulla. Mi viene da pensare che poi questi
dipendenti non vengono illusi per poi “usarli” come bacino di voti per le elezioni. Facendo un
semplice calcolo con l’ipotesi che ciascuno riesca a convincere altre sette persone sono minimo 8
voti per 48 dipendenti il che significa 384 voti, che per il candidato di turno che mostra un minimo
di interesse non sono pochi se poi sommati agli altri. Potrei aver fatto un ragionamenti sbagliato e
quindi evito di fare altre ipotesi che potrebbero risultare non vere e che in ogni caso voi come
anche la prima rinneghereste. Se come amministrazione dite che le responsabilità sono dei
dirigenti e dei funzionari e che voi avete fatto ciò che potevate fare allora prendete provvedimenti
nei loro confronti, abbiate il coraggio di licenziarli, così funzione una grande aziende, chi non
produce se ne va a casa. Il problema è però che loro danno la colpa all’amministrazione, allora dico
io decidetevi mettetevi d’accordo manco più le bugie sapete dire. Da questo scarica barile chi ci va
di mezzo sono solo le 48 famiglie perché voi state tranquilli lo stesso, non vi preoccupate di loro e
con i vostri stipendi che nessuno vi leva state bene comunque o lavorano i 48 dipendenti Alsia o
non lavorano. E non voglio alzare una polemica sulle cifre dei vostri stipendi perché se una 

mercoledì 16 aprile 2014

Vitale - Leone giocano sporco sui servizi sociali. Quella commissione di Gara è illegittima.

Sui servizi sociali stanno giocando sporco , perchè la scelta di appaltare il servizi sociali  a una cooperativa sociale non solo è sbagliata ma creerà  una serie di problemi sia di conflitti che di gestione , senza nessun controllo da parte del comune con danni incalcolabili per un settore delicato ed importante. Ma quella della privatizzazione e della clientela ad essa collegata è un idea o vizio che l'attuale sindaco ha sempre avuto, insensibile ad ogni altra considerazione. In primis quella dei costi come abbiamo dimostrato con i precedenti post, il servizio  esternalizzato costerà un 50% in più alle casse del comune , tanto a loro se ne fregano , paghiamo sempre noi, infatti tra irap , tares , irpef , noi risultiamo i cittadini più tartassati del metapontino. Nel merito  poi oltre ai problemi che abbiamo evidenziato, oggi concentriamo la nostra attenzione sulla commissione di gara , messa in piedi dal nostro Silvan- Vitale. Comunque con una precisazione, non mettiamo in discussione la buona fede e la  correttezza dei funzionari comunali nominati , ma ne contestiamo la legittimità sotto il profilo della competenza nel merito specifico di questo appalto.

T.A.R. Piemonte, Sezione I, 8 aprile 2009. Argomenti trattati:
(Sulla corretta interpretazione dell’art. 83 del D.lgs 163 del 2006 laddove richiede che i membri della commissione siano esperti dello specifico settore cui si riferisce l’appalto)

SENTENZA N. 954

Il criterio interpretativo dell’art. 83 del d.lgs. n. 163/2006 che richiede che i membri della commissione siano esperti dello specifico settore cui si riferisce l’appalto va individuato in un canone di ragionevolezza, richiedendo la norma soltanto che il commissari abbiano un background di competenze tecniche tali da consentire loro di apprezzare i contenuti tecnici delle proposte provenienti dai concorrenti, per il che è sufficiente che i componenti la commissione posseggano un bagaglio di conoscenze, sicuramente afferenti allo specifico settore oggetto della gara, ma al tempo stesso di base, in modo tale da poter valutare con sufficiente grado di consapevolezza i contenuti delle proposte sottoposte al loro esame. Del resto la giurisprudenza, nel vigore dell’omologa abrogata norma di cui all’art. 55 del D.P.R. n. 554/1999 aveva precisato che “per "membro tecnico esperto nella materia oggetto del concorso", deve intendersi colui che abbia i requisiti professionali per poter esso stesso effettuare le progettazioni oggetto della gara nonché i requisiti minimi richiesti dal bando per potere quantomeno partecipare alla gara. Deve quindi escludersi, ai fini di cui all'art. 55 cit., che possa essere considerato "membro tecnico esperto nella materia oggetto del concorso" il membro esperto della procedura amministrativa”.(T.A.R. Campania - Napoli, Sez. II, 6 settembre 2004, n. 11652). Si impone quindi della norma di cui all’art. 84 del Codice di contratti un’interpretazione che rifugga da sterili formalismi, in omaggio a un principio di sostanzialità ed effettività. 

 infatti L’art. 84, comma 2, del D.Lgs. 12.4.2006, n. 163, stabilisce che, per le gare, come quella oggetto della presente controversia, da aggiudicare con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, la commissione giudicatrice debba essere composta da un numero dispari di componenti (massimo da cinque componenti) “esperti nello specifico settore cui si riferisce l’oggetto del contratto”. 
 
La necessità di una pertinente qualificazione professionale è ri-badita ulteriormente dai successivi commi dell’art. 84 citato._Ed invero, fatta eccezione per il presidente della commissione giudicatrice che, in base al comma 3, può essere un dirigente del-la stazione appaltante o, in mancanza, un funzionario con posi-zione apicale nominato dall’organo competente, quindi anche un funzionario 
non appartenente a ruoli tecnici specificamente specializzato nel settore, gli altri componenti devono essere necessariamente muniti della qualificazione professionale nel particolare settore cui si riferisce l’oggetto dell’appalto
                                                              
La norma, infatti, al comma 8, stabilisce che i componenti diversi dal presidente della commissione sono selezionati tra i funzionari della stazione appaltante ma che, in caso di accertata carenza in organico di adeguate professionalità, debba farsi ricorso a funzionari statali o di altre amministrazioni pubbliche ovvero a professionisti appartenenti alle categorie da essa stessa indicate (ingegneri o professori universitari con determinati requisiti).

E proprio così caro Dott.re Vitale , la commissione da lei nominata non avendo i componenti , specifici requisiti professionali nel campo , essa non è legittima. Le sue magie e gli effetti speciali penso proprio che non potranno modificare la norma , convinca il suo Sindaco che questa è una porcata nella porcata e non se può fa…….. quando non se può non se può……

martedì 15 aprile 2014

A un consigliere della maggioranza di Leone "Piace" le minacce rivolte a noi dal dipendente della Tradeco. Noi non siamo mafiosi.

Proprio così , ma non c’è molto da stupirsi , che a larga parte della maggioranza di Leone piacessero le minacce neanche tante velate  dell’operaio della Tradeco nei miei confronti , non era una novità. Bisogna fermare a tutti i costi la bocca ma soprattutto i post di denuncia di questo rompiballe e del suo movimento compreso quell’altro rompiballe di Farina.  Eppure sti signori alla provocazione in consiglio , quando si parlo che la disperazione poteva portare ad armare le persone , gridarono allo scandalo , additarono chi pronunciò queste frasi come un violento , alle parole invece di Santino e la  sua violenza invece piace , tanto da non nasconderlo anzi da esplicitarlo apertamente con un bel Mi PIACE su FB . Tanto che costui sentitosi legittimato nientemeno che da un consigliere di maggioranza a cui fa riferimento il Vicesindaco e il potente consigliere Ferrara , ritorna all’attacco , non solo mio ma di un altro cittadino , reo di avermi difeso con altri insulti e altre minacce . Chi ha parlato di elementi di mafiosità e di poca raccomandabilità della tradeco, non siamo stati certi noi ma in consiglio comunale fu  Lippo , tante che il consigliere non è mai stato smentito per le sue gravi affermazioni. Queste parole insieme ad altri elementi sono un viatico pericoloso per la città , se essa non reagisce con determinazione e subito. Oggi l'amministrazione da che parte sta?

 Purtroppo in questa situazione ci ha messo ancora una volta Rocco Leone , ci siamo ritrovati la Tradeco che subentra a se stessa dopo i guai combinati della vecchia gestione sulla spazzatura , oggi loro si sentono  intoccabile tanto che un loro operaio si sente legittimato a minacciarci. Sappiano CHE NON ABBIAMO PAURA , ne tanto meno ci sentiamo isolati come sperava il Sindaco Leone quando ci adito come persone da confinare ai margini della città o da” immortalare” come piacerebbe ad Angelo Porsia , la mafiosità è anche un fatto culturale.

Ringrazio i tanti che ieri mi hanno fatto sentire il loro calore e la loro solidarietà , specie i ragazzi del Liceo , Noi siamo contro la cultura della mafia mi hanno detto , questo volevo sentire , grazie a dio ……….. 

lunedì 14 aprile 2014

Minacciato da un operaio della Tradeco per le mie denunce.. Non mi intimidite........

 La legge presuppone che nel metodo mafioso ci sia la forza dell'intimidazione. Che nella Tradeco ci fossero aspetti poco raccomandabili, non siamo stati noi a dirlo ma in consiglio comunale il mancato assessore Lippo. Che siamo passati dal vecchio appalto al nuovo (eche ci costerà in termini di tasse l’ira di Dio  lo vedremmo nelle prossime bollete) non lo sa nessuno , infatti non c’è ne siamo ancora accorti se non per la polemica sulle assunzioni clientelari che riprenderemo. Ma che nel nuovo bando di appalto ci fosse anche  l’elemento dell’intimidazioni per le rivendicazione sbagliate o giuste da parte dei cittadini questa non era prevista , ma da oggi ne terremo conto. I fatti :
Sabato verso le 17 recatomi da casa a Policoro , fotografo e pubblico si FB delle foto sulla sporcizia presente vicino alle case popolare in via Gonzaga. Non qualche bustarella , in effetti si nota dalla foto che la munezza è tanta , a testimonianza che pur essendo nel nuovo regime la situazione è ancora emergenziale. Tra i commenti sulla mia bacheca trovo quella di un certo Gerry Interista Gerardo che dice :
Carissimo frammartino sei un grandissimo VIGLIACCO e una persona più falsa di te non esiste sulla faccia della terra perchè fai credere alle persone delle falsità ti arrampichi agli specchi e scivoli e vai sempre per terra e li devi rimanere pochi istanti prima sei passato davanti a noi dove stavamo pulendo e tagliando l'erba perchè non fai vedere quello che stiamo facendo per questa città visto che fai vedere solo quello che piace a te VERGOGNATI BUGIARDO cmq anche se fai vedere quelle immagini solo le persone come te ci possono credere perchè c'è gente che passa si ferma e apprezza il lavoro che stiamo facendo in tutto Policoro al villaggio e in varie parti di Policoro mica le persone sono tutte come te che strappano i manifesti dal camper e li buttano a terra per sporcare la prossima volta se tieni coraggio fermati e fatti vedere quando fai le fotografie perchè solo i VIGLIACCHI come te fanno queste cose di nascosto ringrazia a DIO che non me ne sono accorto quando hai fatto le foto se no ti dovevo prendere a calci nel C..O ci stiamo facendo un mazzo cosi e tu fai vedere le tue SCEMENZE. Sono l'autista che tagliava l'erba Santino Bruno ti dico anche chi sono vediamo se tieni il coraggio di venire ti aspetto.
Non contento questo signore continua a minacciare anche un altro cittadino con queste parole:
Motola Antonio cerca di fare meno lo spiritoso che tu si un altro strazzone peggio di frammartino a capit vist che fai u tost vieni pure tu insieme a frammartino cosi vi immortalo io a tutte e due.   Non sappiamo se ci immortalerà con una f oto con le mani o con una pistola…..
Al di la che le foto non l’ho fatto di nascosto ma tranquillamente alla luce del sole, è continuerò a farle a rischio di un paliatone o chi sa di cosa altro, ma questa se non è un’intimidazione che cosa è ? Cosa significa questa vicenda, un salto di qualità dell’amministrazione Leone o della Tradeco o tutte due insieme ? Chi oggi si permette di parlare del servizio in termini critici rischia la minaccia del Santino di turno.
La gravità dell’accaduto sta tutto in quelle parole scritte sulla mia bacheca di FB, (https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10202283716831716&set=a.3485358370076.132777.1154906749&type=1&theater&notif_t=photo_comment ) e se colleghiamo a questo fatto le parole di Lippo dette nell’assise comunale  sulla poco raccomandabilità della Tradeco e come diceva lui le sue questioni antimafia a bari , ci chiediamo quali misure intenderanno prendere le autorità in difesa dell’incolumità dei cittadini ? O l’intimidazione che la legge dice che è uno dei metodi Mafiosi sarà la regola dovremmo rassegnarci ? E Leone cosa farà , giustificherà o sarà in silenzio ? Noi comunque lo sappiano non ci facciamo intimidire e per precauzione abbiamo ripreso ad allenarci per tornare ai vecchi tempi , solo la pistola fumante ci può fermare………
(Per ogni evenienza ho fotografato la bacheca come prova documentale)

domenica 13 aprile 2014

Il bonus idrocarburi è diventato una chimera. Tutti ne parlano, nessuno ne conosce i futuri sviluppi.

Il bonus idrocarburi è diventato una chimera. Tutti ne parlano, nessuno ne conosce i futuri sviluppi.

La Lucania è terra di boschi, di acqua e di petrolio. Con riferimento particolare a quest'ultima
risorsa, nella sola valle del fiume Agri, e un pò più a monte nella zona dell'alto Sauro, gli addetti ai lavori hanno stimato una presenza di idrocarburi davvero importante.
Il primato energetico
E' un fatto che più dell'80 per cento della produzione nazionale di idrocarburi sia concentrata in questa piccola regione del sud Italia, e che dal sottosuolo lucano venga estratto tanto petrolio da soddisfare, ogni anno, circa il 6-7 per cento del fabbisogno energetico degli italiani.
Parliamo del più grandegiacimento di idrocarburi in Europa su terraferma, e crediamo di non essere del tutto avulsi dalla realtà, se riteniamo che le riserve siano stimate per difetto...
Il contentino che scontenta tutti
In virtù del contributo energetico che la Basilicata da alla nazione ormai da decenni, una legge dello Stato ha istituito il Fondo per la riduzione del prezzo dei carburanti alla pompa, di cui tutti i cittadini lucani residenti, di maggiore età e provvisti di patente di guida, possano usufruire annualmente.
Si tratta di uno sconto sul prezzo di benzina e gasolio, possibile grazie all'utilizzo di una carta prepagata, rilasciata da Poste Italiane S.p.A. previa richiesta dell'avente diritto, e ricaricata sulla base delle risorse del Fondo, accumulate l'anno precedente. Derivano direttamente dall'aumento del 3% (dal 7 al 10 %) delle royalties che il titolare delle concessioni di coltivazione di idrocarburi deve per legge allo Stato italiano, per ogni anno di concessione. E' il Bonus Idrocarburi.
Significato e funzione del Bonus
Non si tratta di una forma di assistenzialismo, e neppure di compensazione ambientale, perché questo bonus è inteso quale "generico ristoro del consumo energetico, in favore dei residenti" (come ha definitivamente stabilito il Consiglio di Stato con la sentenza n. 4134 del 06/08/2013).
In buona sostanza, la ratio della norma è quella di privilegiare il legame tra la provenienza delle risorse energetiche e i soggetti destinatari, in applicazione del principio di territorialità.
Bene, fin qui ci siamo arrivati, e un punto definitivo alla questione sembra sia stato finalmente messo ma...a questo punto, il Bonus dov'è? Che fine ha fatto?
Sappiamo che i lucani hanno potuto incassare i primi 100,70 euro riferiti all'anno 2010, mentre non tutti gli aventi diritto si sono visti accreditare la somma di 140,25 euro spettante per il 2011.
Del contributo per gli anni 2012 -13, al momento in cui si scrive, ancora non vi è traccia.
L'ultimo comunicato ufficiale del Ministero dello Sviluppo economico porta la data del 18.11.2013.
In esso è riportata la notizia della temporanea sospensione dell'erogazione dei contributi. Contestualmente vi si dice che entro alcuni mesi saranno consegnate le carte prepagate a coloro che nel corso del 2013 ne abbiano fatto richiesta.
Insomma, niente di nuovo sotto il sole, se non la rinnovata consapevole amarezza che, oltre al danno (quello per una regione produttrice di petrolio, in cui il prezzo dei carburanti è paradossalmente più elevato anche di 10-12 centesimi che in molti altri luoghi della penisola) i lucani hanno avuto l'ennesima beffa.
Essi sapevano dai tempi antichi che "Cristo si è fermato ad Eboli". Speravano ora che almeno il bonus tanto propagandato avrebbe fatto un pò più di strada, piuttosto che fermarsi ancor prima di Eboli.
Tratto da news.supermoney.eu

sabato 12 aprile 2014

Il bluff dell’oro nero lucano: non ha portato né lavoro né soldi. E i giovani emigrano

 Altro che "Libia di casa nostra" come diceva il governatore Pd De Filippo: le royalties sono troppo basse, alla regione restano le briciole di un grande business che arricchisce multinazionali e Stato italiano. Così la Basilicata resta la più povera d'Italia
“Richiamate i vostri uomini, fateli venire da qualsiasi paese straniero si trovino e dite loro che qui
finalmente c’è lavoro”. Era lo slogan preferito di Enrico Mattei cinquant’anni fa. Lo aveva scandito col suo accento marchigiano anche in Basilicata, a Ferrandina, mentre dava il via alla prima trivella della regione. Con lui Emilio Colombo, allora giovane ministro dell’Industria e padrone del grande serbatoio di voti Dc in Lucania. È il sud in bianco e nero degli anni Sessanta, terre tagliate fuori dal boom economico e famiglie intere che chiudevano in una valigia di cartone disperazione e speranze. Nelle viscere di monti e pianure c’è l’oro nero. “Richiamate i vostri uomini…”. E invece i nonni non tornarono più, i padri partirono, e ora emigrano anche i figli. Più di tremila giovani ogni anno lasciano la Basilicata. Le trivelle continuano a pompare una ricchezza che non li sfiora. E loro vanno via dalla regione più povera d’Italia dove il 31,6% di chi ha dai 15 ai 34 anni non ha uno straccio di lavoro, e più del 28% delle famiglie vive al di sotto della soglia di povertà.
“Governo e multinazionali possono maneggiare le statistiche come vogliono, ma dai pozzi di petrolio non sono usciti né lavoro, né sviluppo”, ci dice Pietro Simonetti, un passato da operaio sindacalista e un presente di direttore del “Centro studi e ricerche economico-sociali”. “Il petrolio si serve della marginalità e del sottosviluppo”, nota l’antropologo Enzo Alliegro. Altro che Texas, altro che “Libia di casa nostra”, come andava dicendo l’entusiasta governatore Vito De Filippo, Pd. Dopo decenni di trivellazioni Potenza non è Dubai, la Val d’Agri non ha l’aspetto di un emirato e la “Basilicata coast-to coast” è solo un bel film.
Per capire il grande inganno del petrolio bisogna aggrapparsi ai numeri. Dai 25 pozzi attivi in Val d’Agri, la Basilicata estrae l’80 per cento della produzione petrolifera italiana, il 5-6 del fabbisogno nazionale. Le compagnie petrolifere, l’Eni e la Shell, in particolare, puntano a passare dagli attuali 80mila barili al giorno ai 104 mila previsti da un accordo del 1998, più altri 25 mila che dovrebbero venir fuori dal miglioramento delle tecniche estrattive. Con l’ampliamento del Centro oli di Viggianoe l’entrata in funzione dell’impianto Total di Tempa Rossa, a Corleto Perticara, la Basilicata raddoppierebbe la sua produzione petrolifera fino a 175 mila barili al giorno, il 12% del consumo italiano.
“Così tra i lucani crescerà la potenza attrattiva del totem nero”. È il titolo di un libro di prossima uscita dell’antropologo Enzo Alliegro, lucano trapiantato all’Università napoletana Federico II. “Il petrolio è un totem, un oggetto ambivalente, desiderato ma anche temuto, che ha ridefinito l’immaginario collettivo. Si sogna la ricchezza, ma si teme la catastrofe”. L’illusione di un improvviso benessere si chiama royalty, la quota che le compagnie pagano allo Stato italiano per lo sfruttamento dei pozzi. Una legge del 1957 definiva un sistema di sliding scale royalties che andava dal 2 al 22% a barile, nel ‘96 una nuova normativa bloccò la percentuale al 7, successivamente portata al 10. Un vero eldorado per le compagnie. Che in Italia pagano molto di meno rispetto alla Norvegia e all’Indonesia, dove le royalties sono all’80%, o alla Libia, 90, mentre in Canada i governi locali si lamentano perché giudicano insufficiente il 45% che incassano su ogni barile. Pochi soldi, ma comunque tanti per la Basilicata che in 11 anni si è vista piovere addosso 669 milioni, 800 se si calcolano anche quelli destinati ai comuni. Un mare di “petroleuro”, in apparenza, in realtà solo le briciole di un grande business che arricchisce multinazionali e Stato italiano.
NEL 2010, anno d’oro per l’Eni (utile netto di 6,89 miliardi), la quota destinata alla regione e ai comuni lucani, più il 2,10% per il fondo benzina, è stata di 110 milioni. Pochissima cosa rispetto a quella che qui chiamano la “royalty camuffata”, quel 42% di tasse che lo Stato impone alle compagnie petrolifere: 450 milioni di euro solo per il 2010. Ma è come sono stati spesi i 33 miliardi del Fondo Benzina, ad indignare i lucani. È la storia della card da 100 euro di carburante arrivata ai 335 mila patentati della Basilicata. In pratica un paio di pieni per una macchina media. “Un’ingiustizia, quei soldi dovevano andare a tutti i residenti”, dice il governatore De Filippo. “Abbiamo restituito ai lucani soldi che gli appartengono. Una rivoluzione”, replica l’ex sottosegretario Pdl Guido Viceconte. Un vero affare per Poste Italiane, visto che ogni card costa 20 euro. Archiviata questa polemica, gli adoratori ottimisti del “totem petrolio”, calcolano che per il prossimo decennio saranno almeno 6 i miliardi di royalties che piomberanno su queste terre. “Una visione miope – dice Pietro Simonetti –, i giacimenti possono essere sfruttati per altri 20-30 anni, in Val d’Agri siamo alla metà del ciclo. Quando i pozzi chiuderanno cosa faremo? Bisogna ricontrattare tutto con lo Stato e le multinazionali, se è necessario anche con movimenti di lotta come abbiamo fatto a Scanzano contro le scorie nucleari”. Le parole d’ordine che si sentono nelle assemblee e nei consigli comunali aperti sono “blocco delle perforazioni, moratoria”. “No a nuovi pozzi – dice il governatore Vito De Filippo – nel 1998, quando sono cominciate le estrazioni non potevamo opporci, ma ora vogliamo imporre all’Eni una svolta radicale. O fanno sul serio o troveranno un muro”.
Tutto è affidato a un “memorandum”, una intesa per lo sviluppo tra Regione e Stato. Al centro i problemi della tutela ambientale e della salute. Allarmano le emissioni e le fuoriuscite di greggio. “Per 13 anni si è vissuti nella più totale opacità. Chi ha fatto i controlli, i monitoraggi? L’Arpab, vale a dire la Regione, ammette che finora non è stato fatto granché, siamo al buio. Solo ora sono partite quattro nuove centraline e tra due anni avremo i risultati degli effetti sul territorio”, dice Ennio Di Lorenzo di Legambiente. “No a nuove trivellazioni, fermiamoci dove siamo e cerchiamo di capire cosa è successo in tredici anni”, aggiunge Giovanbattista Mele, medico della Val d’Agri. Qui c’è l’oleodotto più grande d’Europa. Le sue luci, i bagliori del petrolio che brucia, si vedono dal punto più alto di Viggiano, la basilica dove si prega una Madonna tutta d’oro. Poco più di 3 mila abitanti, un tesoretto da 8 milioni e 300 mila euro di royalties solo quest’anno. Spesi per finanziare gli imprenditori che assumono disoccupati (1.000 euro al mese per tre anni), aiuti alle famiglie, tante opere pubbliche che alimentano il ciclo del cemento. C’è il campo da calcio, quello per il tennis e si sta costruendo la piscina comunale. “Ma non posso prevedere cosa accadrà tra vent’anni alla salute dei cittadini e all’ambiente”, ammette il sindaco Giuseppe Alberti. “Il petrolio porta soldi, ma non risolve i problemi sociali”. I ragazzi di Viggiano prendono l’ascensore del megagalattico e deserto parcheggio multipiano per salire sulla piazza della basilica. Poi scendono giù, a piedi, per le vie strette del paese. Molti, quelli che possono, vanno via. Altri, disillusi dal petrolio-totem, sognano di scappare. Sono i “basilischi” del Duemila. A differenza dei loro nonni raccontati da Lina Wertmüller, non fantasticano più su una Lucania diversa
di Erico Fierro
Tratto dal quotidiano della basilicat

venerdì 11 aprile 2014

Policoro. Appalto dei servizi sociali : Giocano con la vita dei minori. Segnaleremo il fatto al tribunale dei Minori e al Procuratore Generale di Potenza..

Certo guadagnare 5 0 6  mila euro al mese per sperperare il denaro pubblico, è un’impresa, non è facile,
F.to tratta da Internet
operazione questa che invece con Leone riesce sempre e bene . Infatti il dirigente del 1 e 2° settore, della spesa pubblica dalle mani  bucate è un campione. L’appalto dell’esternalizzazione   professionali e segretariato dei servizi sociali porterà il costo orario degli assistenti sociali dai 15 euro all’ora previsti come tariffa dalla legge regionale dei servizi di zona ed applicata fino ad oggi dal comune ai due professionisti alle sue dipendenze  , ai 20 euro a ora che saranno previste nell’appalto  perché la tariffa non potrà essere  più quella della legge Regionale ma del ccnl delle cooperative sociali. Infatti per due assistenti sociali per tre anni il comune spendeva circa 126 mila euro , oggi l’appalto e di 190 mila euro più l’eventuale ribasso. Chi pagherà il maggior costo ? Vitale dal suo lauto compenso o Leone dalla sua altrettanto lauta indennità ? No saremo ancora una volta noi cittadini a pagare il costo della bagianaggine di costoro. Quesito questo che porremmo alla corte dei conti. Eppure siamo di fronte allo stesso servizio , le stesse ore e negli stessi locali , quelli comunali.
Motivo per cui è in forse anche il contributo del 50% previsto dalla Regione al comune per tale servizio, infatti se la tabella professionale per i piani sociali della Regione  per gli assistenti sociali come liberi professionisti  è di 15 euro  , ci chiediamo per quale motivazione dovranno rimborsare il 50% di 20 Euro? Oltre il danno anche la beffa. Ma non finisce qui, perche il dott.re Ivano che è un vero illusionista , si cimenta in un’altra delle sue alchimie magiche, infatti le ditte da invitare come scrive nella determina n°353 del 13/03 sono quelle iscritte all’albo dei fornitori comunali (allegato 10 det.620/1680) comprendente il punto 79 “servizi sociali e sanitari ”.Peccato che la cooperativa Genesis a cui è stata affidata anche il servizio temporaneo in questione , non è iscritta all’albo comunale al punto 79 come richiesto dal Bando di Gara.
Ma lui vede dove noi non riusciamo a Vedere, siamo all’albo magico che sostituisce quello comunale. Altro che Silvan, qua siamo ai livelli di Uri Geller . Certo che pescare fra 5 ditte per l’affidamento momentaneo la sola che non ha l’iscrizione per quel servizio ci vuole scienza ma tanta, che vale un indennità ad personam. Ma anche la stessa delibera del Bando di Gara che parla di 5 ditte da invitare è ormai superata dai fatti per lo stesso motivo (c’è da escludere la Genesis) quindi sarebbero 4. Ma ci sarebbe da escludere anche o la Nuovass o la Heraclea News Services, in quando fanno parte dello stesso consorzio. Quindi siamo a 3. Ma se scopriamo le carte ci accorgiamo di altri conflitti stessi consorzi stesse ditte ecc … alla fine ne rimane solo una con i requisiti , come per la munezza unico ammesso unico vincitore ……altro che cottimo fiduciario.

Ma non solo , così come è congegnato l’appalto e le sue modalità violano secondo noi la legge 1369 del 60 ma di questo parleremo domani.
Chiederemo al segretario comunale in qualità di responsabile anticorruzione , a cui la legge demanda il compito di monitoraggio e di controllo degli atti , che segnali alla corte dei conti ed alle autorità preposte o chieda in autotutela  il ritiro    della delibera di affidamento temporaneo diretto  del servizio di assistente sociale e segretariato alla cooperativa Genessis, stessa richiesta facciamo per la determina di Gara. Inoltre l’affidamento del servizio professionale di assistente sociale Temporaneamente è stato dato a una cooperativa affidataria   di minori da parte del tribunale , ed venendo meno il ruolo di monitoraggio e controllo affidato dalla legge al comune, segnaleremo tale anomalia al Tribunale dei minori ed al Procuratore Generale della Procura della Repubblica di Potenza , affinché attuino i provvedimenti di competenza a tutela dei minori. Solleciteremo i Revisori dei conti affinché evidenzino il maggior costo del servizio  per le casse comunali , ragioni per cui il provvedimento è immotivato,  e che tale provvedimento lede l’autonomia di indirizzo politico che sta in capo alla giunta e al consiglio.
Domani Ultima parte, come si viola la legge sulle assunzioni nella pubblica amministrazione.


P.S. Ieri avevamo attribuito a Lopatriello la delibera n° 8 del 2011 , ci siamo sbagliati la delibera è stata fatta da Leone quando fungeva da Facente Funzione,  ed era un’atto di indirizzo , infatti la delibera parla di assistenti sociali all’interno del servizio sociale comunale , la sostanza non cambia. 

giovedì 10 aprile 2014

Policoro : l'affare servizi sociali, quando il controllore fa anche il controllato.

 Ieri abbiamo raccontato la prima parte di un’operazione di privatizzazione dei servizi sociali attuati da questa amministrazione con una procedura discutibile. Tra l’altro il procedimento di privatizzazione viene deciso  con un atto gestionale (determina ) senza cha a monte vi sia un indirizzo politico che vada in questo senso, infatti ad oggi è ancora in vigore la delibera di giunta fatta da Lopatriello (n°8 del 11/02/2011) che dispone l’assunzione  con contratto determinato di due assistenti sociali , motivando questa scelta dall’opportunità di utilizzare il contributo del 50% della regione , riconosciuto sul costo del personale. La domanda che ci poniamo e se il dirigente autonomamente poteva decidere diverso indirizzo , che in termini assoluti significano maggiori oneri al comune ? Tanto e vero che se non avremo il ritiro della determina in questione porremmo il quesito al Revisori dei Conti e alla corte dei conti. Ma i problemi non finiscono qua , infatti il dott.re Ivano affida momentaneamente il servizio a una cooperativa sociale fino all'espletamento dell'appalto. La Cooperativa che già svolge una serie di prestazione per il comune , come per esempio quello dell’assistenza dei minori dati in affidamento dal tribunale. Questi rapporti così come quelli in genere sull’assistenza sociale prevedono per convenzioni scritte o per disposizioni legislative , il monitoraggio e il controllo sulle attività svolte dalle cooperative da parte del comune , che viene espletata da figure professionali iscritte all’albo degli assistenti sociali o psicologici. Oggi invece , visto l’assoluta mancanza di queste figure all’interno degli organici del comune , ci troveremo l’affidatario dell’appalto fare il controllore e il controllato , infatti chi dovrà relazionare sull’attività sono gli stessi assistenti sociali assunti dalla cooperativa per l’esternalizzazione dell’assistenza sociale posta da questa delibera ? O ci spieghi il dott.re Vitale,  il Silvan del Bilancio nominato Tuttologo da Leone come provvederà a tale incombenza?   Siamo della serie IO ME LA CANTO E IO ME LA SUONO , in un settore delicato e sensibile dove in gioco ci sono le vite umane. Ma la domanda che ci chiediamo e che pesa politicamente come un macigno , come mai il comune di Policoro in questi anni non si è dotato in organico di figure professionale adeguate per tale servizio ?  E Leone che per almeno un decennio ha fatto l’assessore non ci dica che non ha responsabilità di tale caos ……scordavamo lui è l’eterno INCONSAPEVOLE

mercoledì 9 aprile 2014

Policoro.Caduta dal balcone, grave un'anziana signora

Un'anziana signora,Vedova con una dinamica tutta da capire è caduta dal balcone in via Salerno a Policoro,
vicino alla gioielleria . Visto le sue condizioni definite critiche dai medici  del pronto soccorso di Policoro, la donna è stata accompagnata con un elicottero all'Ospedale San Carlo di Potenza. La dinamica semprerebbe che sia un incidente in quanto la signora di nome Antonietta di circa 75 anni si sia affacciata a una finestra che dava sulla strada. Infatti la polizia sta facendo i rilievi proprio da quella finestra (foto)






Luogo dove è caduta la signora

Policoro. Lo scandalo servizi sociali. Un appalto molto IN.

Privatizzano tutto o fanno finta di privatizzare e quando lo fanno lo fanno male.
IO MAMETE E TU 
Ci hanno provato con la farmacia , un bando per la gestione in appalto che è costato caro al comune , perché contestato dalla Regione tanto che oggi l’amministrazione è dovuta ricorrere al Tar con altre spese per una Bando andato tra l’altro a vuoto. Oggi invece ci occupiamo dell’esternalizzazione degli assistenti sociali , due professioniste che fino a ieri erano contrattualizzate direttamente dal comune e svolgevano i propri compiti all’interno dell’amministrazione alle dirette dipendenze , ma da oggi non sarà più cosi. Infatti la gestione dei servizi sociali nello specifico quello degli assistenti sociali verrà affidato per tre anni  con un appalto di cottimo fiduciario a una cooperativa sociale. E’ chi e il responsabile del procedimento, indovinate un po’ , niente meno che il Dott.re Ivano Vitale , Tuttologo Leoncino neo laureato in psicologia o in Assistente sociale. Sembrerebbe che per la nuova Laurea il dirigente del I e II settore abbia festeggiato alla grande, lasciamo alla vostra immaginazione dove. La competenza sia stata verificata dallo stesso Leone. Infatti o il dott.re  Vitale nel frattempo si è laureato in tuttologia , psicologia e come assistente sociale  oppure ai sensi dell’articolo 10 del codice 163/2006 egli non ha i requisiti professionale per svolgere il ruolo di responsabile del procedimento per l’affidamento del servizio di assistenti sociali ecc..  . L’articolo 10 comma 5 recita letteralmente : “Il responsabile del procedimento deve possedere titolo di studio e competenza adeguati in relazione ai compiti per cui è nominato. Infatti per un appalto di ingegneria non può essere nominato un sociologo ne tanto meno per uno riguardante un campo delicato come quello dell’assistenza sociale un ragioniere.

Tanto è vero che il legislatore ha previsto come nel caso specifico che : (comma 7 ) Nel caso in cui l'organico delle amministrazioni aggiudicatrici presenti carenze accertate o in esso non sia compreso nessun soggetto in possesso della specifica professionalità necessaria per lo svolgimento dei compiti propri del responsabile del procedimento, secondo quanto attestato dal dirigente competente, i compiti di supporto all'attività del responsabile del procedimento possono essere affidati, con le procedure previste dal presente codice per l'affidamento di incarichi di servizi, ai soggetti aventi le specifiche competenze di carattere tecnico, economico finanziario, amministrativo, organizzativo, e legale, che abbiano stipulato adeguata polizza assicurativa a copertura dei rischi professionali. Capito…… Ma niente da fare l’amministrazione Leone si caratterizza per la persistente violazione delle norme , infatti quando possono nominare dall’esterno non avendo figure professionali adeguate non lo fanno . invece quando non lo possono fare lo fanno, loro sono atavicamente allergici alle norme.
La stessa nomina dei componenti della commissione di gara è carente di una declaratoria delle competenze Tecnico Professionali dei componenti rispetto al servizio, che dovrebbe avere come minimo un esperto iscritto all'albo (psicologo o assistente sociale cassazione 2009- 2012) addirittura  in un caso si rasenta il ridicolo quando a sostegno della professionalità si adduce a :”addentrata nella materia di pertinenza a seguito di numerosi interventi effettuati insieme al servizio sociale”.Cioè pazzia pura….ma la nomina dei dirigenti è legittima ?
Domani 2° Parte

Lo Scandalo servizi sociali a Policoro ; Quando l’appaltante controllo se stesso….. la nomina dei dirigenti è legittima ?

martedì 8 aprile 2014

Revocata la misura restrittiva al consigliere Paolo Castelluccio, che può tornare in consiglio.

Fine dell' esilio  dal capoluogo e dall’aula del parlamentino lucano per Paolo Castelluccio, il consigliere regionale
di Forza Italia imputato nel processo sui rimborsi, e colpito dal divieto di dimora all'inizio di gennaio dalla Cassazione.Questo nuovo provvedimento gli consentirà di tornare a sedere tra i banchi del consiglio comunale, essendo stato il primo degli eletti in forza Italia nella scorsa tornata elettorale. Il provvedimento del giudice obbliga il consigliere all'obbligo della Firma. Ricordiamo che per rimborsopoli  si stanno tenendo le udienze davanti al GUP di Potenza per il rinvio a giudizio tra gli altri di Marcello Pittella attuale presidente della regione e il tutto si dovrebbe concludere entro fine aprile , ed entro quella data ci dovrebbe essere anche la prima sentenza sullo scandalo , in quando l'ex assessore Martoranno ha chiesto il rito abbreviato

lunedì 7 aprile 2014

Riforma della custodia cautelare "Vietato arrestare rapinatori , scippatori e corrotti" la prima riforma dell'era Renziana

Circolano due balle sesquipedali. La prima, sostenuta da Corriere , Stampa, Foglio, Giornale, Libero e avallata dal premier Renzi e dall’autorevole ministra delle Riforme Maria Elena Boschi, formatasi su Topolino e Tiramolla, è che da 30 anni non si fanno le riforme per colpa dei terribili veti imposti dai “professoroni” Zagrebelsky, Rodotà & C. La seconda è che il Senato è un ente inutile, dunque tanto vale abolirlo, anzi trasformarlo in una bocciofila per il tempo libero di governatori, sindaci, consiglieri regionali e amichetti ottuagenari del Colle. Purtroppo per lorsignori, a smentire entrambe le balle in un colpo solo c’è la cosiddetta “riforma della custodia cautelare”, votata da tutti i partiti (tranne M5S, FdI e Lega) alla Camera, emendata dal Senato e ora di nuovo a Montecitorio per l’approvazione definitiva. A sbugiardare chi dice che da 30 anni non si fanno riforme, c’è il fatto che questa è la diciannovesima riforma delle manette dal 1990, cioè dall’entrata in vigore del nuovo Codice di procedura penale. A smentire chi dice che il Senato non serve, c’è il fatto che – se fosse già in vigore la riforma Renzusconi – quella legge sarebbe partita dalla Camera e il Senato avrebbe potuto esprimere solo un parere consultivo, che la Camera avrebbe potuto ignorare. Dunque la legge sarebbe già in vigore. Con questi bei risultati, illustrati – come riferisce Giovanni Bianconi sul Corriere – dal procuratore di Roma Giuseppe Pignatone (non una toga rossa, un fanatico giustizialista, un professorone conservatore: Pignatone): “Stanno rendendo impossibile l’arresto, anche domiciliare, per la corruzione e gli altri reati tipici dei colletti bianchi”, comprese le bancarotte, le evasioni fiscali anche di grandi dimensioni, le malversazioni e altre violazioni di tipo economico. Non solo: dalle porte delle galere spalancate per lorsignori passeranno indenni anche i delinquenti comuni.
“Il legislatore – prosegue Pignatone – deve sapere che non si potrà arrestare neppure chi compie delitti di strada, come lo scippo, il furto, fino alla rapina, a meno che uno non entri in banca col kalashnikov. Potremo applicare la carcerazione preventiva solo a chi ha precedenti condanne definitive, forse, ma agli incensurati no. Mi auguro che il Parlamento ci pensi bene, per non trovarsi costretto a tornare sui propri passi al prossimo allarme sulle città insicure o sulla criminalità diffusa che si fatica a contenere. Spero che deputati e senatori siano consapevoli di quello che stanno facendo, prima delle prevedibili polemiche in cui ci si chiederà perché un presunto rapinatore si trovava libero di colpire ancora, anziché in galera”. La porcata, infatti, partorita da menti superiori come la pidina Ferranti, il ministro Orlando e i loro degni compari forzisti, prevede tra l’altro la quasi impossibilità di arrestare gli incensurati (tanto lorsignori, a furia di prescrizioni, delinquono a manetta, ma sono sempre incensurati) e soprattutto pretende che i magistrati si trasformino in indovini e in aruspici: quando beccano uno con le mani nel sacco, possono arrestarlo solo se prevedono che, alla fine del processo (una decina di anni dopo), verrà condannato definitivamente a più di 4 anni. Altrimenti niente manette, e neppure i domiciliari. Il sogno di B., che provò infinite volte a esentare all’arresto i colletti bianchi, dal decreto Biondi dal ‘94 in poi, sta per avverarsi grazie ai berluscopidini. A meno che l’appello di Pignatone non induca la Camera a ripensarci in terza lettura. Oggi, grazie al bicameralismo regalatoci dai padri costituenti (quelli veri, non i cialtroni di adesso), il Parlamento può ancora “pensarci bene”: rimediando alla Camera i guai combinati al Senato da una classe politica dissennata, che per metà non sa quello che fa e per l’altra metà lo sa benissimo. Con il nuovo Senato e la Camera signora e padrona delle leggi, invece, cosa fatta capo avrà: i danni saranno irrimediabili e i cocci saranno tutti nostri. Tanto lor signori viaggiano blindati e scortati, e di criminali non ne incontrano mai. A parte i loro colleghi, si capisce.

Di Marco Travaglio

domenica 6 aprile 2014

ACQUA NERA SCARICATA DA TECNOPARCO NEL BASENTO DOCUMENTATA DAL VIDEO RAI TRE

ACQUA NERA SCARICATA DA TECNOPARCO NEL BASENTO 
SERVIZIO DI RAI TRE BASILICATA CHE TROVA CANCELLI APERTI E INCUSTODITI ALLA FOCE DELLO SCARICO NEL FIUME BASENTO . UN A VERGOGNA ISTITUZIONALE DA FERMARE . LE ILLUSIONI DEL PETROLIO SONO FINITE I RIFIUTI RESTANO , DI TRANI L A SMETTA DI PARLARE DI PETROLIO INSIEME A PITTELLA E SI FACCIANO LE ORDINANZE IN BASE LA PRINCIPIO DI PRECAUZIONE PER BLOCCARE QUALSIASI ATTIVITA’ INQUINANTE IN VAL BASENTO NON RINNOVANDO LE AUTORIZZAZIONI , SU TECNOPARCO E’ IN CORSO UNA INDAGINE DELLA MAGISTRATURA SUI CODICI CER DEI REFLUI PETROLIFERI PROVENIENTI DALLE ATTIVITA’ PETROLIFERE.…CHI PAGA I DANNI ALLA SALUTE (DI TRANI PARLA DI TUMORI ), ALL’ AMBIENTE E ALL’AGRICOLTURA .IL SERVIZIO CHE ANCHE UN CIECO VEDREBBE
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ffd0fa4d-4ef9-4311-96a6-48ff5703685c-tgr.html#p=0

sabato 5 aprile 2014

Policoro è Tua e Policoro Futura chiedono un'azione di contrasto alla criminalità nel Metapontino

ll grido d’allarme contro i tentacoli della delinquenza organizzata arriva  ancora una volta dalla
stampa, che segnala ,  in modo insistente l’aggressione coni cui questi ultimi mesi è vittima il Metapontino , soprattutto la città di Policoro e Scanzano. In questi giorni l’attenzione è concentrata nei due settori trainati della nostra zona , l’edilizia e l’agricoltura , quest’ultima presa d’assalto in un modo mai visto fin ad oggi. L’attenzione rivolta dalla criminalità all’agricoltura come evidenziato da uno studio della  Cia- è particolarmente rilevante perché il settore è un terreno nel quale si sviluppa un “business” di grosse dimensioni. La ragione può essere facilmente ricercata nel fatto che questo particolare e delicato segmento produttivo provvede in maniera sostanzialmente diretta al fabbisogno primario di milioni di persone per garantire loro la sopravvivenza, specie in questi
momenti di crisi alimentare, dove il cibo diventa indispensabile e insostituibile. Da qui l’interesse ad investire, riciclare e mantenere una schiera di “sudditi” per il lavoro di manovalanza. Attraverso le campagne è possibile esercitare il controllo del territorio per utilizzarlo come base per nascondigli, oppure come punto di partenza per ulteriori sviluppi
imprenditoriali. L’interesse delle organizzazioni criminali, dunque, non riguarda unicamente i settori sui quali c’è ormai una consolidata letteratura: edilizia, smaltimento dei rifiuti, autotrasporto, la sanità. Incomincia ad interessarsi e pesantemente anche dell’agricoltura, in particolare nei territori e nei segmenti meno industrializzati come nel caso del metapontino.Purtroppo  di fronte a tanta aggressività si registra, forse a torto, un’ inerzia da parte delle istituzione , con rituali stanchi ed inefficienti, che si mobilitano  solo difronte al clamore , con promesse  che vengono sempre disattese. Come non ricordare i solenni impegni presi negli anni dai comitato della sicurezza , che andavano dal maggior controllo del territorio a telecamere in entrata ed uscita dalle città , tutte rimaste solo parole e buone intenzione. Lo stesso contrasto non celato della DDa di Potenza e la procura di
Matera è l’ulteriore segnale di una superficiale valutazione del fenomeno non solo per l’allarme sociale che provoca ma anche per i danni economici che sta provocando a una zona che già deve combattere con una crisi di per se difficile, a volte si ha la senzazione che tale incomunicabilità vanifichi anche l’importante lavoro di contrasto messo in atto dalle forze dell’ordine. 
Noi di Policoro è tua , ci appelliamo ai sindaci del comune di Policoro e di Scanzano di far sentire la propria voce e di pretendere adeguate misure di contrasto alla criminalità che sta  assalendo la nostra comunità.

Comunicato di Policoro FUTURA 
Il crescente ripetersi di attentati ed episodi criminosi di varia natura verificatisi negli ultimi tempi nel
metapontino pone in indiscusso rilievo il problema della sicurezza, vera e propria emergenza del nostro territorio.
Imprese, artigiani, commercianti, agricoltori e famiglie di recente sono ormai frequentemente vittime di una criminalità sempre più viva e presente nella nostra area geografica.
E’ opportuno, a  nostro modesto parere, fare rete per contrastare il fenomeno e prevenire il rischio che la criminalità torni ad organizzarsi con uomini, mezzi e strategie che metterebbero sempre più rischio il nostro già precario tessuto socio – economico e, peggio, l’incolumità delle persone.
Per quanto il lavoro di tutte le forze dell’ordine che operano in loco è sempre stato encomiabile, occorre forse far fronte comune tra enti ed istituzioni per scongiurare il ripetersi o peggio l’accrescersi e lo stabilizzarsi di fenomeni delinquenziali.
Per questo, quale movimento civico locale, chiediamo a gran voce che il Comune di Policoro si faccia promotore dell’istituzione di un tavolo di lavoro permanente che riunisca i vertici locali e provinciali delle Forze dell’Ordine, la Prefettura e la Questura e gli altri Comuni dell’area metapontina per elaborare strategie di repressione e prevenzione delle infiltrazioni criminose.
La sorveglianza organica coordinata, in specie notturna, di centri urbani, delle aree di campagna, dei presidi produttivi (aree artigianali ed industriali), dei litorali e delle aree boschive, la videosorveglianza, il potenziamento delle reti di illuminazione pubblica, il recupero delle aree degradate, il controllo capillare della SS 106 e delle altre arterie di collegamento, il monitoraggio e gli interventi nei tessuti sociali disagiati, l’integrazione degli stranieri, la interconnessione delle sale operative, il potenziamento tecnologico, l’istituzione del Vigile o poliziotto di Quartiere, il controllo nei locali notturni, lo scambio di informazioni tra forze di polizia e le altre istituzioni, ed in generale un riparto coordinato ed organico di compiti nell’ambito delle rispettive competenze, possono rappresentare una risposta energica ponendosi quale baluardo volto a contrastare l’onda dilagante della criminalità.
Da un punto di vista normativo si rappresenta che la Prefettura e gli enti locali possono operare in materia congiuntamente, che il Prefetto può anche stipulare convenzioni in materia con gli enti locali, che il Sindaco, quale Ufficiale di Governo, ha funzioni anche in materia di sicurezza urbana, e pertanto – in linea generale – che il nostro ordinamento prevede l’ipotesi (sperimentata già in altre aree geografiche) di un rapporto sinergico volto ad arginare i fenomeni criminosi.
Non sottovalutiamo quanto sta accadendo negli ultimi giorni ed anzi cerchiamo di essere fattivi e non perdiamo più tempo se vogliamo davvero che il nostro territorio, già piagato da una crescente povertà, torni a nutrire speranze di ripresa.

Gianni Di Pierri – Capogruppo Consiliare Policoro Futura

Giuseppe Maiuri – Coordinatore Policoro Futura

venerdì 4 aprile 2014

Policoro. Omicidio Mitidieri , la corte D' Appello condanna Antonio Francese assolto in 1° grado.

ovrà scontare 14 anni di carcere Antonio Francese, il 26enne di Cassano allo Jonio imputato per l’omicidio di Francesco Mitidieri, il 7 maggio del 2005 davanti al Cherokee pub di Policoro

POTENZA - In primo grado chi ha effettuato l’autopsia aveva detto che la coltellata mortale era
Una fiaccolata in memoria di Francesco
stato sferrata «dal basso verso l’alto». Ma in Appello ha parlato di un taglio «perpendicolare», aggiungendo che soltanto chi si trovava di fronte alla  vittima mentre veniva colpita poteva sporcarsi le scarpe di sangue in quel modo. Per questo i giudici non hanno avuto più dubbi.
Dovrà scontare 14 anni di carcere Antonio Francese, il 26enne di Cassano allo Jonio imputato per l’omicidio di Francesco Mitidieri, il 7 maggio del 2005 davanti al Cherokee pub di Policoro.
Lo ha deciso ieri pomeriggio la Corte d’assise d’appello presieduta da Vincenzo Autera assistito dal consigliere Alberto Iannuzzi, rovesciando l’assoluzione pronunciata a maggio di due anni fa.
Francese, che interrogato dal presidente della Corte al termine delle discussioni non ha voluto rilasciare dichiarazioni, era presente alla lettura del dispositivo ed è stato considerato responsabile di omicidio e condannato al minimo della pena (21 anni meno un terzo per le attenuanti generiche). Mentre per lui e altri 3 ragazzi di Policoro accusati di rissa, Nicola Mitidieri, Marco e Christian Lauria è arrivata la prescrizione.
In aula il pm materano Rosanna De Fraia, applicato anche in Appello per questo processo, aveva chiesto una condanna un po’ superiore: 18 anni di reclusione.
Fondamentale per l’accusa si sono rivelate le dichiarazioni del professor Luigi Strada, autore della perizia autoptica sul corpo della vittima. Dichiarazioni su cui hanno puntato molto anche i legali della famiglia Mitidieri, Nicola Buccico e Nuccio Labriola.
Di fronte alla Corte d’assise d’appello il direttore dell’Istituto di medicina legale dell’Università degli studi di Bari ha precisato il senso di quanto affermato in precedenza, spiegando che la coltellata al cuore di Francesco Mitidieri era stata comunque inferta ad altezza d’uomo, da qualcuno che si trovava di fronte a lui. In più si è soffermato sull’analisi della macchia di sangue, appartenente a Mitidieri, trovata sulla scarpa di Francese: l’unica di quel tipo scoperta sugli indumenti delle persone coinvolte nella zuffa. Infatti si tratterebbe di una macchia provocata dallo «sgocciolamento» della ferita avvenuto negli attimi immediatamente successivi al colpo («non più di 5 secondi dopo»), prima che il giovane policorese cascasse a terra.
Per leggere le motivazioni della sentenza serviranno 90 giorni, ma è probabile che sia stato proprio questo l’elemento più importante sopraggiunto dopo la riapertura del dibattimento disposta dalla Corte d’assise appello per superare l’orientamento dei giudici di primo grado.
Commossi, durante la lettura della sentenza, i familiari di Mitidieri che non hanno trattenuto le lacrime alla parola «condanna». Commosso anche Gianfranco Prillo, l’amico in soccorso di cui era intervenuto Mitidieri, colpito a sua volta da un fendente al fegato e costituito come parte civile. Mentre il legale di Francese, Giovanni Guaglianone, ha già annunciato il ricorso in Cassazione. Non era presente, invece, il padre di Francese, Lorenzo, autore di discusse indagini difensive per provare a scagionare il figlio, e arrestato poco meno di un anno fa per estorsione a mano armata ed evasione dai domiciliari. 
Il 7 maggio del 2005 Antonio Francese e due amici di Cassano allo Ionio avevano deciso di passare una serata “diversa” e si erano incamminati lungo la statale 106. Lo scontro al Cherokee pub sarebbe nato per uno sguardo troppo insistente di Francese alla fidanzata di Prillo, costretto su una sedia a rotelle per un vecchio incidente d’auto. In pochi minuti si sarebbe scatenata una mega rissa con circa 200 persone implicate a vario titolo e soltanto in parte identificate dai carabinieri.
Mentre Francesco Mitidieri moriva in ospedale per un singolo colpo inferto dritto nel cuore, Francese avrebbe atteso le luci dei lampeggianti per uscire dalla boscaglia dietro al locale dove si era nascosto. I militari intervenuti sul posto avrebbero dovuto faticare non poco per aprirsi una strada. «Urlavano e correvano da tutte le parti» ha raccontato in udienza il tenente dei carabinieri Antonio Guglielmi che all’epoca dei fatti era il comandante il nucleo operativo radiomobile di Policoro: «volevano linciarli».
Nel giro di qualche ora davanti ai cancelli della caserma dov’erano rinchiusi i tre ragazzi calabresi sarebbero stati in 3mila a premere sui cancelli. «C’era una questione di ordine pubblico da risolvere». Ha spiegato il tenente Guglielmi. Tutti a chiedere “la testa” dei presunti assassini di Francesco al punto da impedire l’immediata delimitazione della scena del crimine.
D’altro canto il tentativo dei carabinieri di mettersi in contatto con il Comune sarebbe fallito, e quando le ricerche dell’arma del delitto sarebbero partite i cassonetti di immondizia della zona attorno al locale erano stati svuotati.
L’assenza tra i reperti della lama da 12 centimetri che secondo la perizia autoptica del professor Luigi Strada avrebbe causato la morte di Mitidieri e la ferita all’addome del suo amico Prillo ha pesato non poco nel bilancio del dibattimento di primo grado.
Gli avvocati di Francese ne avevano fatto il fulcro della loro difesa, arrivando a ipotizzare, che fosse stato Prillo a colpire la vittima che era intervenuta in suo soccorso. Dopodiché sarebbe stato lo stesso Prillo a ferirsi in un punto del corpo dov’é insensibile a causa dell’incidente.
«Francesco era più di un fratello per me». Ha ribadito Prillo a margine dell’udienza. «Ero arrabbiato durante la mia testimonianza ma vorrei che si capisse in che situazione mi sono trovato. Accusato io? Come potevo restare tranquillo di fronte a una cosa del genere?»

Durante la “rissa” di fronte al pub Cherokee almeno altre 3 persone hanno riportato ferite da arma da taglio, tra cui i due Lauria e Nicola Mitidieri, ma nessuno di loro è stato in grado di indicare agli investigatori chi li avesse colpiti. C’è stato persino chi ha parlato di una bottiglia spaccata al posto di un coltello ed è stato smentito in maniera decisa dai referti medici.

giovedì 3 aprile 2014

ANCORA UN''ALTRO FRAGOLETO BRUCIATO COL DISERBANTE. L'area sotto scacco dalla criminalità,

 Di Filippo Mele
SAREBBERO ALMENO 7 I CASI SIMILI.
POLICORO - “Dal 1976 sono fragolicoltore dopo la rinuncia del lavoro all'Anic. Mai mi era successo
Maurizio Galante F.to F.Mele
qualcosa di simile. Mi hanno distrutto due ettari di fragole. Qualcuno ha messo il diserbante nella condotta dell'acqua. Un danno enorme: da 150 a 200mila euro”. Lo ha detto Maurizio Galante, titolare di azienda agricola, mentre mostrava le piantine di fragola inservibili. “Con l'avvocato Daniele Sanasi ho preparato la denuncia da inoltrare ai carabinieri della Compagnia di Policoro. Spero che prendano i responsabili. Avevo 35 dipendenti. Ne ho dovuto licenziare 25”. Galante ha dichiarato di non aver avuto minacce o richieste estorsive ma ha invitato quanti subiscono attacchi a denunciare: “Ci sono stati minimo 6 – 7 casi simili al mio tra Scanzano Jonico e Policoro. Ma alcuni non parlano e non si vogliono esporre. Invece bisogna avere il coraggio ed uscire fuori. Bisogna denunciare, ribellarsi”. Storie provenienti dal Far West Metapontino. Un'area della Basilicata sotto lo scacco della criminalità. Nelle ultime due settimane sono stati date alle fiamme due cabine di mezzi di edili di altrettante aziende del settore a Scanzano Jonico e sono venute allo scoperto due distruzioni di fragoleti con il diserbante a Policoro. Ma molti dei danneggiati non escono allo scoperto. Neanche denunciano le violenze alle forze dell'ordine. Il clima è diventato pesante. Si tratta, infatti, solo degli ultimi episodi delittuosi di una lunga scia cominciata nel 2004. Decine e decine di incendi notturni alle aziende del settore della commercializzazione dell'ortofrutta ma non solo. Anche stabilimenti balneari e negozi sono stati distrutti. Il tutto senza, purtroppo, che alcun colpevole, tranne che per tre casi specifici, sia stato assicurato alla giustizia. A nulla sono valsi summit di organismi istituzionali, appelli di preti antimafia, manifestazioni popolari. Il 98% dei delitti è rimasto impunito. Tra questi, la distruzione con il tritolo di una azienda ortofrutticola a Tursi, l'incendio a Policoro dell'auto del poliziotto anticrimine Cosimo Pozzessere, il tentato omicidio di un pregiudicato di Tursi sul lungomare di Policoro. L'omertà impera. E la Direzione distrettuale antimafia di Basilicata ha aperto un dossier sui reati rimasti senza colpevoli. Il Metapontino è a
l centro tra Puglia (sacra corona unita), Campania (camorra), e Calabria (‘ndrangheta). Regioni che qui hanno relazioni importanti nei settori dell'ortofrutta, del turismo, dei servizi. Il cerchio è chiuso.  

L'ATTACCO CRIMINALE AL METAPONTINO. SOMMA (CONFINDUSTRIA BASILICATA): “OCCORRE DENUNCIARE OGNI CASO DI MINACCIA O DI TENTATIVO ESTORSIVO ANCHE SOLO SOSPETTO. CI PREOCCUPA IL SUSSEGUIRSI DI ATTACCHI MALAVITOSI ALLE AZIENDE DELL'ARCO JONICO LUCANO”
“Occorre denunciare ogni minaccia o tentativo estorsivo anche solo sospetto. Ci preoccupa il susseguirsi di D. Presidente, concorda sulla definizione Far West Metapontino?
Ragazzi Liceo Policoro F.to F.Mele
attacchi malavitosi alle imprese dell'arco jonico lucano”. Lo ha detto il presidente di Confindustria Basilicata, Michele Somma, in merito a quel che sta accadendo tra Scanzano Jonico e Policoro. Somma ha risposto a nostre domande in merito.
 R. Non vorrei dire Far West ma c'è una situazione di allarme per eventi a cui non siamo abituati. Ma avvertiamo incessante il lavoro di magistratura, prefettura, polizia giudiziaria.
  D. C'è stato uno scontro tra Direzione distrettuale antimafia e Procura di Matera che sottovaluterebbe questi fenomeni.
 R. Non posso entrare in queste situazioni. Credo che Procura, prefettura e forze dell'ordine facciano bene il loro lavoro.
 D. C'è un elenco di incendi dolosi dal 2004 in poi che non hanno portato all'accertamento dei responsabili. R. Tutti vorremmo che fossero individuati i responsabili ma non posso esprimere giudizi su organi dello Stato. Bisognerebbe essere a conoscenza di fatti. Ed io non lo sono
. D. Sacra corona unita, 'ndrangheta, camorra, cercano di occupare il Metapontino?
 R. E' difficile stabilire chi sia dietro a questi eventi. La Basilicata è riuscita ad essere parzialmente indenne da fenomeni che minano l'economia ed il vivere civile come in Campania e Calabria. Ma non vorremmo che accadesse.
 D. Se la sente di lanciare un appello a denunciare ed a non pagare tangenti ai suoi associati? 
R. Sono le nostre regole confindustriali. 
D. Ma neanche una denuncia è stata presentata. Un mistero.
R. La mancanza di denunce va interpretata. Ci possono essere casi che non corrispondono ad un tentativo di imporre il pizzo ed altri che incutono timore. Dobbiamo combattere gli uni e gli altri.
 D. Vi siete mossi perchè è stato colpito Giovanni Matarazzo, presidente di Confindustria turismo Basilicata? R. No – ha concluso Somma. Ci siamo mossi anche in casi precedenti. (fi. me.)

mercoledì 2 aprile 2014

Bruciato il Fragoleto dell'assessore Lippo. Agroracket?

Far West Metapontino. nelle campagne del centro ionico è stato distrutto col diserbante da ignoti un fragoleto. era del consigliere  comunale con delega all'ambiente ed imprenditore agricolo Giovanni Lippo. agroracket? intimidazione? Ritorsione? indaga la polizia di Stato. ma cresce l'allarme per infiltrazione della criminalità  organizzata nell'area in collaborazione con cosche locali. L'attacco al settore agricolo fa il paio con quelli di due mezzi edili avvenuti negli ultimi 15 giorni a Scanzano Ionico. Colpite nel caso un impresa impegnati in un lavoro pubblico,  divGiuseppe D'Amato di Policoro, e l'altra, la ITM dei fratelli Matarazzo di Montescaglioso, in quello edile e turistico. Attacchi incendiari notturni. insomma, la criminalità pare che si sia scatenata nella zona che,  sia pure in un periodo di forte crisi, ancora da segni di vitalità imprenditoriale. " ho subito un attacco vandalico ha detto Lippo". qualcuno ha mrsso  del potente diserbante nella botte utilizzata per fare la fertirrigazione del fragoleto. ed in pochi giorni il mio campo verdegià in produzione è diventuto erba secca. "Un danno di circa 80.000 euro. Ed in effetti quando ci siamo recati sul posto veniva da piangere nel vedere quei mucchietti di piantine rinsecchite ai lati dei tunnelloni. Ed al di sotto di questi ultimi solo il nero della plastica invece che il verde e il rosso delle fragole. Ed a Policoro dopo questa "assalto" si sono sparse voci di altri simili ad altri agricoltori. ma è strettissimo il riserbo della Polizia di Stato a cui il consigliere comunale di Policoro ha sporto denuncia e dei Carabinieri della locale compagnia. Non si possono non collegare,  però gli episodi delle ultime due settimane alla serie di attentati incendiari alla gente di raccolta ,  lavorazione e commercializzazione di ortofrutta degli ultimi anni rimasti senza colpevoli. Si teme un assedio al Metapontino di organizzazione come la ndrangheta ho la Sacra corona unita in accordo con gruppi malavitosi locali. Il il ruolo pubblico ricoperta dall'ultima vittima, però fa ipotizzare, nel caso specifico altri possibili movimenti. Ha concluso Lippo - e che negli ultimi tre anni non ho avuto grossi scontri con nessuno. I i piccoli diverbi, ovvio,  sono all'ordine del giorno. Non sospetti verso alcuno. Non ho ricevuto minacce nei qualcuno mi ha chiesto qualcosa
Filippo Mele
Tratto dalla Gazzetta del Mezzogiorno

martedì 1 aprile 2014

Ospedali lucani ormai al collasso

Di Filippo Mele
«Purtoppo – ha dichiarato l'esponente del movimento di volontariato – la situazione delle

nostre strutture ospedaliere è alquanto deficitaria nei rapporti con gli assistiti soprattutto per quel che più direttamente tocca le loro aspettative di salute. La notizia riportata dalla Gazzetta del Mezzogiorno lunedì scorso, «Visita medica tra due anni paga e diventano 10 giorni», è emblematica. Possiamo avere reparti efficientissimi ma quando l'ammalato telefona al Cup e si sente dare date bibliche salvo farsi controllare a pagamento nello stesso giorno, allora salta l'immagine complessiva del sistema». 

La presidente di Cittadinanzattiva non ha usato mezzi termini: «Si tratta di un autentico scandalo. Abbiamo chiesto all'assessore regionale Attilio Martorano di affrontare il problema. Siamo in fase di elaborazione del nuovo Piano sanitario regionale. Chissà che non ne esca fuori qualcosa di buono». La stessa Tarsia, tra l'altro, ha ricordato che aveva chiesto ai direttori generali delle Asl e delle aziende ospedaliere di verificare il rapporto tra visite pubbliche e private effettuate dai medici. Cosa che non è stata possibile. «Un direttore mi ha detto ufficiosamente che lui non fa il... finanziere. La verità è che questi manager sono giudicati in base ai risparmi che ottengono. L'utenza è il loro ultimo pensiero. Ed alle nostre sezioni del Tribunale del malato la fila per le lamentele è interminabile. È vero che gli organici degli ospedali sono sottodimensionati ma perchè una visita a pagamento si ha in 2 giorni e con la “mutua” in 2 anni?». 

Ospedali, dunque, nell'occhio del ciclone. Anche per altri motivi. Ancora la segretaria di Basilicata di Cittadinanzattiva: «I medici ospedalieri hanno una sorta di repulsione ad utilizzare le ricette rosse, quelle del ricettario unico nazionale. Così, non vengono consegnati o prescritti ai pazienti dimessi dai reparti quel che è stato previsto dalla stessa Regione: il fabbisogno di medicinali per i primi 10 giorni di cura. Senza costringere i parenti dell'ammalato ad andare dal medico di famiglia od alla guardia medica per ottenere le prescrizioni mutualistiche. Una misura di contenimento della spesa e di funzionalità del sistema che viene applicata a macchia di leopardo. Così anche per il via vai dei pazienti dal medico di base allo specialista e viceversa. Abbiamo utenti che vengono da noi perchè i medici di famiglia non vogliono più copiare le ricette altrui. Chi decide le prescrizioni di farmaci ed esami se ne deve assumere le responsabilità». 

Tarsia ha citato, ad esempio, casi eclatanti di trascrizioni di numerose ricette specialistiche provenienti dal San Carlo, ad esempio, per coppie che debbono sottoporsi alla fecondazione assistita o dal Crob di Rionero per ammalati oncologici. Materie sui quali i medici di medicina generale non hanno competenza. «L'uso del ricettario Asl – ha concluso Tarsia - funzionava nella ex Asl 5 di Montalbano Jonico con l'ultimo direttore generale (Pietro Quinto, oggi direttore generale del Dipartimento alla salute, ndr) che ha fatto pagare ai medici inadempienti la spesa sostenuta in più per il mancato utilizzo del ricettario rosso. Fatta una norma, servono le sanzioni. Che vanno applicate. Altrimenti, il sistema sarà sempre più pesante da sopportare per i cittadini costretti a file interminabili per ottenere le prestazioni ed i farmaci di cui hanno bisogno».
Tratto dalla gazzetta del Me Mezzogiorno