martedì 3 marzo 2015

Nuova inchiesta sulla Tradeco , nel mirino Camion trasporto rifiutie conferimento discarica /i dubbi della procura.,

 OGGI UN GRUPPO DI CITTADINI DI POLICORO CHIEDERANNO UN'INCONTRO AL PROCURATORE CAPO DI MATERA

Nuova inchiesta sulla Tradeco, la società che si occupa della gestione della facoltà
rifiuti nel comprensorio imperiese. La notizia emerge dall`audizione del Procuratore Capo di Imperia Giuseppa Geremia davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati in missione in Liguria e nell’imperiese nei giorni scorsi. Nel mirino degli inquirentile modalità di trasporto e di discarica dei rifiuti da parte della Tradeco.
Nel corso della sua audizione la dott.ssa Geremia rivela che “per la Tradeco abbiamo in corso, ma di questo ancora non posso neanche dirvi nulla di preciso, delle indagini. C’è un problema di come portano in discarica se li portano effettivamente in discarica  i rifiuti e se ci sia qualche giochetto sui camion, ma purtroppo su questo non posso dirvi nulla di più, perché è una segnalazione proprio di questi giorni, su cui si stanno operando le prime verifiche da parte della polizia giudiziaria, che richiederanno, credo, anche molte attività di osservazione e controllo, oltre che altri tipi di indagine tecnica”.
Queste prime osservazioni che stiamo facendo sui camion Tradeco, quando portano i rifiuti in discarica – prosegue la dott.ssa Geremia – sono finalizzate proprio a questo, ossia a comprendere se essi trasportino i rifiuti che risultano dover trasportare, oppure se in questo trasporto succeda qualcosa di diverso. Come indagini, abbiamo cominciato i primi accertamenti preliminari e le prime osservazioni da parte della polizia giudiziaria, che non sono facilissime, perché il luogo di destinazione – lo conosce – non è facilmente attingibile da un’osservazione di controllo esterno da parte delle forze di polizia. Tuttavia, sta lavorando su questa indagine proprio da poco, perché da poco è in servizio presso la nostra procura, il procuratore aggiunto di Imperia”.
Questo ad Imperia , ma la procura di Matera , cosa sta facendo ?
Qui a Policoro è stato messo in campo la più grande Truffa che mai un’amministrazione abbia fatto contro i propri cittadini , oltre quello conclamato di aver pagato un servizio non reso , continua la vergognosa presa in giro di un appalto del tutto disatteso dalla ditta , con la evidente complicità dell’amministrazione comunale.
E proprio per questo che un gruppo di cittadini chiederanno un incontro al Procuratore Capo della Repubblica di Matera , afffinchè metta in atto tutte quelle azioni per accertare le responsabilità.

 .

lunedì 2 marzo 2015

Policoro : LA 'NDRINA E LA DROGA NELLO JONIO. ATTESI I RISULTATI DI ESAMI BALISTICI

POLICORO. AL SETACCIO DA PARTE DELLA GUARDIA DI FINANZA ANCHE I DIALOGHI TELEFONICI E VIA INTERNET DEI SOGGETTI COINVOLTI

POLICORO – L'Operazione gentleman, scattata il 16 febbraio scorso a Cassano alla Jonio contro il clan degli zingari, una delle 'ndrine calabresi emergenti, e contro i suoi addentellati nel Metapontino, continua. Nelle ultime ore, addirittura, le attività di indagine coordinate dalla Procura di Matera, con il procuratore capo Celestina Gravina ed il pm Alessandra Susca, e condotte sul “campo” dagli uomini della Guardia di finanza del Comando provinciale e della Compagnia di Policoro, si sono fatte più serrate.

 E, nonostante il profondo riserbo mantenuto da inquirenti ed investigatori, non sono esclusi a breve nuovi provvedimenti cautelari in carcere. Sotto la “lente” i traffici, intensi, per milioni di euro, di stupefacenti che dalla Puglia raggiungevano la Calabria e viceversa. Lungo la 106 Jonica. Il “business” della “Gentleman”, infatti, stava proprio nei movimenti di droga che dal Sud America e dall'Albania arrivavano a Cassano allo Jonio, anche via Basilicata, e da qui in tutta Italia. Alcuni carichi, del resto, sono stati intercettati proprio dai finanzieri di Policoro. 

Trentatre le persone, come è noto, destinatarie di fermi su ordine della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Due sono stati eseguiti a Policoro, quello di Giambattista Serio, 38 anni, e di Giacomo Solimando, 50, fratello di Filippo, 46 anni, nato nel centro jonico ma residente a Corigliano Calabro. Filippo Solimando e Luigi Abbruzzese, 25 anni, per i magistrati, avrebbero soggiogato la “locale” di Corigliano e la ‘ndrina degli zingari di Cassano allo Ionio. 

Tra gli indagati, altresì, vi è pure Gerardo Schettino, di Scanzano Jonico, ex carabiniere, detenuto a Santa Maria di Capua Vetere per una sentenza passata in giudicato. Alla Procura di Matera, in particolare, attendono in risultati degli esami balistici condotti sulle armi sequestrate nel Metapontino. Armi che potrebbero “parlare” e dire molto sulla loro passata e recente attività. Anche la documentazione sottoposta a sequestro è in fase di analisi. Si attende, inoltre, la relazione degli esperti della Sopraintendenza ai beni archeologici della Basilicata sul reperti risalenti al quinto secolo avanti Cristo sottoposti anch'essi a sequestro giudiziario. Altri risultati importanti, infine, potrebbero arrivare dallo studio, tutt'ora in corso, delle telefonate e delle chat con cui i soggetti coinvolti nell'Operazione comunicavan

Filippo Mele Gazzetta del Mezzogiorno

sabato 28 febbraio 2015

Leone Story 2015

A volte le immagini sintetizzano meglio delle parole , la storia , come in  questo filmato fa di più , ricostrisce un percorso politico , quello della compagine amministrativa guidata da Leone a tre anni dal suo insediamento . Evidente che gli impegni presi con la città , che aveva consentito a Leone di vincere , a consuntivo e come magistralmente raccontato dalle immagini , sono stati tutti traditi. Vi consigliamo un attento e divertente visione di questo corto , che a oggi ha superato da Jonica TV che ad oggi ha superato le 3000 visioni  , un documento eccezionale , e alcuni temi saranno in settimana ripresi dal nostro Blog



venerdì 27 febbraio 2015

Rimborsopoli, la Corte dei Conti condanna 22 consiglieri Anche Pittella e De Filippo chiamati a risarcire rimborsi

L’attuale deputato del Pd Vincenzo Folino è stato condannato a risarcire 7.538,08 euro.
Amministratori e consiglieri condannati a restituire le somme appartengono a partiti di tutti gli schieramenti. Secondo i giudici contabili hanno percepito rimborsi impropri per l'attività istituzionale

POTENZA - Non s’è salvato nessuno. A parte due ex per cui gli atti sono stati rimandati al pm. Né il presidente della Regione Marcello Pittella, né il suo predecessore e attuale sottosegretario alla Salute Vito De Filippo. E nemmeno il deputato Vincenzo Folino. Tutti condannati assieme ad altri 18 ex consiglieri in carica tra il 2009 e il 2010 a risarcire le casse del parlamentino lucano, chi più e chi meno, per 206mila euro complessivi. Dai 28mila euro di Gennaro Straziuso ai 1.200 di Giovanni Carelli. 
Lo ha deciso la Corte dei conti di Potenza accogliendo le richieste della procura regionale contabile sul primo filone dell’inchiesta sulle “spese pazze” del consiglio regionale condotta dagli agenti del nucleo di polizia tributaria delle Fiamme gialle di Potenza. Il primo perché al vaglio degli investigatori restano i rimborsi degli anni successivi, e anche per questi gli inquirenti sembrano decisi ad adottare lo stesso metro. 
Il collegio presieduto da Maurizio Tocca (consigliere Giuseppe Tagliamonte ed estensore Vincenzo Pergola) ha rivisto al ribasso le contestazioni per tutti, sulla base delle giustificazioni portate in udienza dai difensori. Ma in sostanza ha confermato l’impianto dell’accusa per cui i beneficiari del rimborso per le spese di segreteria e rappresentanza, oltre 2.500 euro al mese, avrebbero dovuto rendicontare non solo l’esborso, presentando il relativo scontrino (o fattura), ma anche il nesso tra la spesa e l’attività politica svolta. A cominciare dai pranzi, le cene, i caffè, e i pernottamenti in albergo. In caso contrario devono restituire al Consiglio regionale le somme utilizzate. E non spetta alla procura contabile dimostrare a cosa siano serviti realmente quei soldi, ma viceversa. 
«La giurisprudenza della Corte dei conti – spiega la sentenza che è stata pubblicata ieri mattina - ha costantemente affermato che le spese di rappresentanza vanno rigorosamente giustificate e documentate, con analitica indicazione, per ciascuna di esse, delle finalità istituzionali perseguite, del rapporto di pertinenza tra attività dell’ente e spesa, della qualificazione del soggetto destinatario rispetto alla spesa, della sua natura e della sua legittima misura e che devono rispondere a rigorosi criteri di ragionevolezza esplicati attraverso una rigorosa documentazione delle circostanze e dei motivi che le occasionarono». 
«Detto onere non risulta certamente soddisfatto nella maggior parte dei casi all’esame - proseguono i giudici della Corte dei conti - nei quali gli odierni convenuti, producendo i richiesti rendiconti, si sono limitati a depositare solo ricevute fiscali o fatture, da cui è evincibile unicamente che la spesa è avvenuta, ma del tutto inidonee a far emergere la sua finalizzazione “a rendere possibile l’esercizio del mandato”». 
«Più in particolare - aggiungono - , se per le spese univocamente riferibili “all’esercizio del mandato” - come ad esempio, quelle relative alla stampa di pubblicazioni divulgative, ovvero rappresentate in fatture esplicitamente riportanti che la spesa era relativa a nolo sale per convegni (...) - può essere sufficiente la mera allegazione del documento fiscale sufficientemente analitico, altrettanto non può ritenersi per le spese di ristorazione, bar, o alloggio alberghiero (che costituiscono la preponderante parte delle spese contestate dall’attore), o gli acquisti di beni o servizi, in quanto privi di un’oggettiva ed immediata riferibilità alle esigenze “di rappresentanza”. Risponde, infatti, a criteri logico - giuridici di immediata percezione, nonché ai consolidati principi generali innanzi richiamati, che per quest’ultima categoria di spese, non distinguibili da quelle di carattere privato o effettuate per finalità di personale propaganda elettorale, il legittimo e trasparente utilizzo del denaro pubblico non possa prescindere da una adeguata dimostrazione del collegamento tra l’esborso sostenuto e l’ attività svolta per fini istituzionali».
Questo è quanto. Nessun giudizio morale, quindi. Ma soltanto un rilievo di carattere amministrativo-finanziario. 
«La colpevolezza degli odierni convenuti - aggiunge ancora la Corte - risiede essenzialmente nell’avere inescusabilmente disatteso il “dovere di “dar conto” delle modalità di impiego del denaro pubblico in conformità alle regole di gestione dei fondi ed alla loro attinenza alle funzioni istituzionali”».
E non possono valere come causa di giustificazione i richiami delle difese «a un affidamento indotto da prassi decennali di rendicontazione senza alcun rilievo da parte del controllo interno sulle spese in trattazione, affidato all’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale». 
Controlli che in realtà dal 2006 erano stati praticamente aboliti. 
Se non per addebitare, in parte, la responsabilità «in ragione degli omessi dovuti controlli» ai membri dell’Ufficio di presidenza. 
Per questo i giudici hanno deciso di ridurre del 20% le contestazioni a tutti, rinviando gli atti alla procura regionale perché lo addebiti ai membri dell’Ufficio di presidenza in carica all’epoca dei fatti. 
Discorso a parte per due ex consiglieri, Emilia Simonetti e Vincenzo Viti, assistiti dall’avvocato Vincenzo Montagna. Per loro la Corte ha deciso di restituire gli atti al pm perché precisi le contestazioni residue dopo le giustificazioni accolte e le decurtazioni effettuate.

l.amato@luedi.it

giovedì 26 febbraio 2015

Policoro assiste sgomenta al taglio degli Alberi per le vie cittadine

Riceviamo e Pubblichiamo
da Flavio Frammartino

Inspiegabili i tagli   selvaggi degli alberi che abbellivano ed ombreggiavano i
“baulevards “policoresi.

Anche in via Puglia davanti all’istituto comprensivo Don Milani sono stati decapitati degli alberi che la decoravano. Infatti nei giorni scorsi questa strada ha subito lo stesso triste destino gia toccato ad altre zone della città : almeno 50 alberi sono stati sostituiti da orrendi marciapiedi di asfalto ; e per ironia della sorte , i primi albericidi sono avvenuti a ridosso della Festa dell’albero.
I cittadini , preoccupati, hanno chiesto le motivazioni di questi interventi e l’unico motivo adotto dell’Amministrazione Comunale è stato che le radici degli alberi rovinavano l’asfalto e le fondamenta delle abitazioni. Esperti agronomi e architetti ambientali hanno suggerito soluzioni alternative , quali il taglio delle radici , la potatura mirata , o , pensando a un’ intervento più radicale , la sostituzione  con alberi con radici più profonde e meno invasive , più adatti ai viali alberati. Certo l’asfalto non non rientrava tra le proposte razionali ed ecocompatibili , ma probabilmente favorisce le ditte incaricate dei lavori.

Ad oggi l’effetto è terribile ; i viali alberati , tanto simili ai Boulevards parigini ,e vanto della città , non esistono più. Speriamo che l’amministrazione si ravvedi , e per compensare la perdita , regali ai policoresi in bel parco . Basta con l’edilizia sfrenata ,  il cemento e l’asfalto

mercoledì 25 febbraio 2015

Il Governatore Pittella condannato per Rimborsopoli. Adesso dimissioni

Ed è la prima condanna che emette la giustizia amministrativa , in
attesa di quella in sede penale. Marcello Maurizio Marcello Claudio alias il Gladiatore Pittella attuale governatore della Basilicata , è stato ritenuto colpevole con la sentenza della sezione giurisdizionale della corte dei conti di potenza (n°8167 del 24/02/2015)   di aver illecitamente sottratto  al popolo Lucano 6.319 Euro. Cosi il nostro amato gladiatore , aggiunge un’altra medaglia alla sua gloriosa carriera , dal primo governatore di minoranza in Basilicata , al primo governatore a guidare la Regione con una condanna , aspettando quella penale in discussione a Potenza. 

In un paese normale Europeo  quello sognato dal mio amico Gianni Pittella , tipo la Germania o la Francia per non parlare dei paesi Scandinavi o negli stati uniti , Bastava solo l’apertura dell’indagine , perché i politici si facessero da parte  , in Italia neanche le condanne servono a farli vergognare. Tanto è vero questo concetto e la faccia di culo che hanno questi signori  Lucani , che hanno avuto il coraggio di indicare  tra gli elettori del presidente della repubblica ,un  consigliere Regionale , condannato anche  in appello per Truffa alla Regione stessa. Pertini avrebbe detto quel voto dalle mani sporche non lo voglio. Della serie , più rubbi più ti premio , se fai il cittadino onesto o l’imprenditore serio , mi organizzo per distruggerti.


Ma purtroppo per i cittadino allo sport del magna magna , non vi era il solo Gladiatore , ma era in buona compagnia , per esempio vi è anche il rispetto della quota Rosa , condannate due consigliere Regionali la mitica Rosa Mastrosimone ( chi sa se il consigliere Carrera la conosce ) per una somma di11.840 , e la Adeltina Salierno che riesce nell’impresa di superare la Rosetta nostra con 12.171 . Ma il record spetta a Gennaro Straziuso che si classifica primo , con la pregevole somma 28,744, 28 , per cui noi lo nominiamo  Frega Popolo dell’anno , assegnandogli il primo Premio . Ad onore di cronaca , non manca nell’elenco neanche il comunista Frega Popolo , infatti tra i condannati vi è il mitico comunista Nardiello Giacomo per 12.000 euro. Qua ci Vorrebbe la tagliola , altro che non violenza , Enrico Berlinguer  , sono sicuro approverebbe.

martedì 24 febbraio 2015

Dopo la trasmissione di Presa diretta , Eni a mo di Intimidazione diffida la pro.ssa Colella. I Movimenti "diffidateci Tutti"

Prima di pubblicare , l’articolo di Nicola Bisceglia   uscito su il
quotidiano della Basilicata , una nostra breve considerazione. L’Eni ormai all’ angolo , sui temi e sull’efficace campagna dei movimenti messi in campo con l’apporto sostanziale della Professoressa Colella e la capacità legale dell’avvocato Giovanna Bellizzi , non gli rimane altro che , diffidare , permettendosi nel merito , di non rispondere alle osservazioni della docente universitaria. Le tesi sostenute dalla professoressa, tra l’altro sono condivise da altri illustri cattedratici. La cosa che preoccupa di più e la richiesta di intervento fatto dalla multinazionale a 4 zampe , al ministro dell’istruzione e all’università della Basilicata. Se la cosa si venisse confermata sarebbe un atto di inaudita gravità , che va a ledere uno dei principi fondanti della nostra costituzione , la libertà di pensiero e di insegnamento. Noi vogliamo essere tutti diffidate , anzi ci auto diffideremo , perché siamo convinti delle tesi della professoressa , e che la produzione di Petrolio in questi anni non ha segnato per la Basilicata nessun sviluppo , ma ha significato solo inquinamento e morte.

La Basilicata e il petrolio, dopo Presa Diretta
Estrazioni, tra informazione e trasparenza
A oggi i giacimenti lucani producono poco più di ottantamila barili al giorno, mentre gli accordi prevedono che si possa arrivare a 154.000, secondo la regione. Questo numero non convince appieno (ad esempio l’inchiesta del Kilimangiaro parlava di 178.000 barili, citando una fonte ministeriale), ma significherebbe comunque un sostanziale raddoppio della produzione attuale
di NICOLA BISCEGLIA

Oltre un milione e mezzo di telespettatori hanno seguito, domenica sera, la puntata di Presa Diretta dedicata allo Sblocca Italia, che ha indagato anche in Basilicata.
La qualità dell’inchiesta è stata all’altezza del team guidato da Riccardo Iacona, che ha affrontato una serie di problemi legati alla legge. Abbiamo compreso, una volta per tutte e se ce ne fosse ancora bisogno, che la questione riguarda anche altri territori e che la Basilicata è un riferimento nazionale perché da noi si estrae, da venticinque anni, la maggior parte del petrolio italiano.
La redazione ha deciso di partire dalla manifestazione del 4 dicembre a Potenza, come a sottolineare la distanza tra la piazza, che chiedeva di impugnare l’articolo 38, e il Consiglio, che decideva di respingere la proposta di impugnazione.
Le modifiche effettuate da alcuni odg approvati e da emendamenti alla legge di stabilità, che modificano l’art. 38, soddisfano i nostri amministratori e permettono al Presidente Pittella di dichiarare, durante l’intervista al giornalista Procaccianti che «non ci saranno ulteriori pozzi, allo stato attuale, per quanto ci riguarda».
Un’affermazione che potrebbe essere accolta come una vittoria, ma che va analizzata con attenzione e verificata, posto che alcuni costituzionalisti sostengono che il parere della regione non sia vincolante e che altre sette regioni hanno già impugnato la legge.
A oggi i giacimenti lucani producono poco più di ottantamila barili al giorno, mentre gli accordi prevedono che si possa arrivare a 154.000, secondo la regione.
Questo numero non convince appieno (ad esempio l’inchiesta del Kilimangiaro parlava di 178.000 barili, citando una fonte ministeriale), ma significherebbe comunque un sostanziale raddoppio della produzione attuale.
Inoltre, la domanda che si pone Iacona e che dovremmo porci tutti, è che quando si analizzano i numeri economici, il costo dell’impatto ambientale non è mai calcolabile, in particolare per una regione come la nostra che punta su turismo ed eccellenze enogastronomiche. La puntata è andata benissimo dal punto di vista dello share ed anche sul web ha avuto moltissimi contatti, tra cui lo stesso Presidente che ha interagito in diretta.
Lo scambio più interessante, a mio avviso, è avvenuto con Piersoft (open data manager di Matera e membro della task force che ha seguito anche la liberazione dei dati regionali), che ha consigliato al Presidente di continuare l’operazione trasparenza sulla questione, rilasciando sul portale opendata regionale i dati del monitoraggio ambientale dell’Osservatorio Val d’Agri, fermi al 20 novembre. Ed è proprio dai dati che dovremmo partire per affrontare la questione in modo oggettivo, come ha spiegato anche Alice Giorgio della Fondazione Mattei durante un workshop dedicato ai dati del petrolio, in occasione dell’open data day di Matera.
Se ARPAB, Eni e Regione liberassero quotidianamente tutti i dati e le rilevazioni, i cittadini sarebbero più informati e potrebbero quantomeno essere al corrente della situazione oggettiva, al di là delle opinioni.
Da un mio articolo di qualche settimana fa è nata una proposta, condivisa con la direzione e inoltrata alla TGR qualche giorno fa, di un programma televisivo realizzato ad hoc per fare chiarezza sui dati in modo definitivo, in un confronto aperto e partecipato.
La speranza è che il servizio pubblico regionale, che è stato al centro di polemiche nel corso di questi mesi caldi, accolga la proposta e dia un esempio di apertura, trasparenza e innovazione. Tenere alta l’attenzione sociale sulla questione e informare in maniera trasparente, è un dovere che i media regionali non possono evitare di assolvere.

lunedì 23 febbraio 2015

Della serie "E NOI PAGHIAMO "La finanza creativa costa alla Regione 32 milioni di euro

POTENZA - I dati ora sono ufficiali. A causa dell’«operazione derivati», la
Regione Basilicata ha perso nel 2014 5.141.095 euro, mentre dal 2006 ad oggi la perdita è stata di ben 
32.284.839euro. Sono cifre rese note dall'Ufficio Risorse Finanziarie e Bilancio della Giunta su richiesta presentata dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Michele Napoli ed è riportato anche nel consuntivo relativo all'esercizio 2014.

«Una perdita gravissima – è il commento di Napoli - alla luce della banale considerazione che con il passare degli anni diminuisce la quota di capitale del mutuo a copertura del quale furono originariamente stipulati dalla regione i contratti in derivati. Le perdite, in futuro, derivanti alla Basilicata in virtù degli «swap» (un meccanismo definito da «roulette», vale a dire se i tassi di interesse salgono la Regione ci guadagna se scendono, come è accaduto e come hanno previsto analisti ed esperti, la Regione ci rimette) non potranno che essere sempre più severe alla luce della sempre maggiore diminuzione dei tassi di interesse disposti dalle autorità monetarie. L’indebitamento – evidenzia il capogruppo di Fi – è nei confronti di diversi istituti di credito (Dexia Crediop spa e Ubs Investment Bank), tra l’altro, senza indire una gara d’appalto per scegliere le offerte più vantaggiose con il risultato che la Regione ci ha già rimesso una cifra altissima».

In tutta Italia, intanto, molte amministrazioni locali stanno cancellando queste operazioni finanziarie. A riferirlo è Maria Cannata, capo della direzione del Debito Pubblico del Ministero dell'Economia, nel corso della recente audizione in Commissione Finanze alla Camera dei Deputati, che ha registrato nello scorso anno l'estinzione da parte di pubbliche amministrazioni di ben 16 contratti in derivati, per complessivi 1 miliardo e 253 milioni di euro. Dal 2008, quando, cioè, è stato introdotto il divieto di sottoscrivere nuovi contratti per regioni ed enti locali, sono stati chiusi anticipatamente o scaduti 947 contratti di swap con un nozionale iniziale complessivamente cancellato di circa 16 miliardi di euro.

«Una soluzione che, a dispetto di quanto avviene nel resto del Paese, con ben 9 Regioni che hanno avviato le procedure per l’operazione «taglia-derivati» – afferma Napoli - la Giunta regionale non ha mai inteso adottare. Abbiamo sollecitato la Giunta a sottoporre i due contratti in derivati, attualmente in corso, a perizia tecnica che ne individui eventuali violazioni di legge; a richiedere alla Banca d’Italia la comunicazione dei dati relativi al valore di mercato negativo registrato dalla Regione per l’operazione finanziaria in derivati fin dal momento della stipula della stessa; ad agire in via di autotutela per l’annullamento degli atti amministrativi dei contratti».

domenica 22 febbraio 2015

Rimborsopoli, nuovi rinvii a giudizio nel secondo filone. Il 20 marzo prima udienza

Di Leo Amato
POTENZA - Dovranno comparire il 20 marzo davanti al collegio del Tribunale di Potenza i 9 ex consiglieri
Autilio, difeso dai colleghi Nicola Roccanova e Donatello Cimadomo, è stato prosciolto non aver commesso il fatto, in ordine all’accusa di peculato, e perché «il fatto non costituisce reato» in relazione al falso.
Anche per alcuni degli altri imputati (Roberto Falotico, Agatino Mancusi, Franco Mattia, Giacomo Nardiello, Nicola Pagliuca, Vincenzo Ruggiero, Mario Venezia, Vincenzo Viti e l’attuale presidente dei Acquedotto lucano Rosa Gentile), il giudice ha stabilito il non luogo a procedere per parte delle contestazioni contenute nei capi d’imputazione. Ma ha accolto comunque la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm Francesco Basentini per tutte le restanti, e per 2 commercialisti e la titolare di un ristorante di Potenza, che sono accusati di reati collegati.
Tra le anomalie nella contabilità dei gruppi consiliari esaminate dagli agenti della mobile di Potenza, e i militari di finanza e carabinieri spicca l’acquisto dell’auto del cugino-commercialista di Viti a spese del Pd, e il riacquisto della stessa 20 mesi più tardi, ma per sè, a un terzo del valore iniziale. Come pure il capestro attorno al collo del precario della Comunità montana “stretto” dall’allora presidente-consigliere regionale ex Udc Vincenzo Ruggiero. Il pranzo “alla romana” per gli auguri di Natale organizzato dall’ex assessore Gentile, che poi si è fatto rimborsare l’importo per intero. E ancora fatture false, notti in albergo con accompagnatori e accompagnatrici “non autorizzate”, più una tavolata di compleanno.
Dei 39mila euro di contestazione iniziale solo quelli dell’ex consigliere dell’Udc poi passato a La Destra, Vincenzo Ruggiero, ne valevano 33mila e rotti. Poi seguiva con poco più di 2mila l’ex assessore Gentile. E a scendere Viti e tutti gli altri per cifre inferiori ai mille euro.
Le ipotesi dell’accusa vanno dal peculato, alla violenza privata passando per la truffa e il falso.
Ruggiero infatti è accusato come ex capogruppo Udc in consiglio e al contempo presidente della Comunità montana Basso Sinni di aver costretto un precario impiegato nell’ente a firmare contratti fasulli di collaborazione con il gruppo e richieste di rimborso benzina per le trasferte sostenute.
«Dietro la minaccia - scrivono i pm - che ove **** non avesse sottoscritto i predetti documenti avrebbe avuto “seri problemi nell’ambito lavorativo e certamente avrebbe perso il posto”». Solo parole? A quanto pare no dato che a giugno 2012 dopo «l’ennesima richiesta» e il «secco rifiuto» del precario sarebbe arrivato puntuale il licenziamento dall’ente.
regionali (8 più un ex assessore), rinviati a giudizio ieri mattina nell’ambito del processo bis sulle “spese pazze” del parlamentino lucano tra il 2009 e il 2011. Un processo che sembra destinato a riunirsi al primo, in cui 8 di loro risultano già imputati, sommando le varie contestazioni. Con la sola eccezione dell’ex consigliere Idv Antonio Autilio per cui il gup Amerigo Palma ha disposto il «non doversi procedere» in merito alle nuove accuse.
Dal quotidiano della Basilicata

sabato 21 febbraio 2015

Pittella contestato durante il tour nelle scuole «Ogni nuovo pozzo sarà un'altra barricata»

In questi giorni il presidente sta incontrando gli studenti lucani per confrontarsi sui temi legati a petrolio ed estrazioni. Ai cancelli dell'Itis di Picerno è stato accompagnato da cori e critiche dure di un gruppo di cittadini. «La Basilicata non va trivellata, ogni nuovo pozzo sarà una barricata», hanno scritto i No Triv raccontando l'accaduto
Pittella contestato durante il tour nelle scuole
«Ogni nuovo pozzo sarà un'altra barricata»
Pittella contestato da un gruppo di cittadini all'uscita dalla scuola di Picerno
La firma della contestazioni arriva tramite comunicato stampa. È con una nota che il gruppo No Triv del Vulture racconta l'accaduto.
In mattinata il presidente della Regione Marcello Pittella si è recato all'Itis di Picerno, nell'ambito del tour che sta facendo nelal scuole lucane per confrontarsi con gli studenti sui temi del petrolio.
All'uscita dall'incontro, ai cancelli della scuola, c'era ad attenderlo una delegazione dei No triv del Vulture : «Vergogna!», il coro con cui è stato accompagnato.
«In questi giorni - scrive la sigla in una nota -  il presidente sta incontrando studenti lucani per sostenere l'assurdo mito di un petrolio che non inquina e porta ricchezze in ambienti dove, senza un contraddittorio,né il benché minimo studio a supporto delle sue affermazioni, la sua "informazione" diventa disinformazione. La Basilicata non va trivellata, ogni nuovo pozzo sarà una barricata».
«La gestione del petrolio degli ultimi vent'anni, resa ancora più violenta dallo Sblocca Italia, consiste in ultima analisi nell'esporci a malattie per poi metterci in ospedali a 100 metri dalla causa del malessere, dando valore pari a zero alla vita dei cittadini».
Anche Pittella ha commentato quanto accaduto, toccando l'episodio in un post sulla sua pagina Facebook, in cui ha provato a riassumere incontri, emozioni e tematiche affrontate nella settimana. La tappa di Picerno è stata parte del viaggio.
«Mi fermo, spiego, racconto i dati, spiego ancora. Ai ragazzi chiedo di informarsi, di discutere senza preconcetti, di coltivare la cultura della consapevolezza, senza la quale non cresciamo».

«Mi passano davanti le tante persone incontrate, i ragazzi di Picerno questa mattina e le loro tante domande a cui provo a dare risposte chiare, esortandoli a non smettere mai di pretendere chiarezza da parte delle istituzioni. Fare il presidente, a volte significa perdere, essere chiacchierati, spesso dover soccombere e quasi sempre dover conciliare. E qualche volta significa anche gioire per i successi. Vi confesso che non mi piace la Basilicata che si schiera contro se stessa e contro le sue vittorie».
il Quotidiano della Basilicata

venerdì 20 febbraio 2015

Emergenza nomadi nella zona Lido.Leone non da seguito all'ordinanza Vinci.


POLICORO – A volte ritornano. E quando lo fanno non passano inosservati. 
foto di repertorio zingari lido Policoro
Lasciano segnali che si ripetono sempre, a cadenza costante. Avevamo perso le tracce da qualche mese, forse intimoriti da qualche controllo, o forse solo per prendersi un periodo sabbatico tanto da non dare nell’occhio, e invece gli zingari sono ritornati. Come nei migliori film thriller dove l’assassino torna sul luogo del delitto, così i gitani si sono rifatti vivi nello stesso posto di sempre: Largo Dioniso, lungomare centrale lato destro primo parcheggio a sinistra il 7/8 febbraio. Sono stati avvistati nello scorso week end con una piccola eccezione. Per essere meno visibili anziché occupare il parcheggio centrale, quella off limits per i camper, si sono piazzati nella stradina parallela il viale centrale; ossia via Archia, ma il loro escamotage ha attirato lo stesso l’attenzione dei frequentatori abituali del mare con l’occhio clinico. Che poi tanto clinico non è se consideriamo che c’erano un paio di roulotte, tre/quattro autovetture di grossa cilindrata, e il solito movimento di persone che giocavano o stavano all’aria aperta visto che le temperature erano quasi primaverili. Rispetto ai classici camperisti si riconoscono per i panni stesi. E sia sabato che domenica ce n’erano tanti. Nell’area non mancavano carte e sporcizia varia, ma senza addossare la colpa a nessuno forse c’è qualche furbo che con la scusa dei gitani getta il sacchetto della spazzatura proprio nella zona Zona lido, deserta di questi periodi durante la sera. Questa tesi è supportata dal fatto che sulla strada del cavalcavia che incrocia via Trieste ne abbiamo contati almeno 4/5 di buste buttate per strada per non parlare poi di quelle a ridosso della pineta. Almeno per quello che abbiamo visto gli zingari sono stati abbastanza civili e dal linguaggio sono italiani, però il problema non può essere sottaciuto: possono o no sostare in quella zona? il divieto persiste e fa seguito all’ordinanza del 2011 ma non sembra venga fatto applicare. A questo punto che si ritorni alla fase precedente, in attesa della nuova area camper, e si riapra la zona ai camperisti veri e presunti con buona pace di tutti.
di Gabriele Elia
dal corriere di Policoro

giovedì 19 febbraio 2015

NDRANGHETA" POLICORO base operativa di narcotraffico e armi" Un boss lucano per il gli zingari di Corigliano

33 fermi tra Calabria, Puglia e Basilicata. In manette Filippo Solimando, il fratello Giacomo, il suo "alter ego", Giambattista Serio e un albanese di Bernalda. Indagato anche Gerardo Schettino, ex carabiniere di Scanzano Jonico
di LEO AMATO

POTENZA - Da Policoro a Corigliano e ritorno. «Cooptato» dal cognato nel clan degli zingari: un gruppo di rom, che hanno scelto le regole e i codici della ‘ndrangheta, conquistandosi il rispetto delle storiche famiglie calabresi a colpi di kalashnikov. Poi la latitanza col boss, durante la faida per il monopolio sui traffici di droga, e l’ascesa alla guida del “locale”. Fino al ritorno a casa, dove aveva spostato «la base operativa del narcotraffico» per «sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine», col sostegno del fratello, di un ex carabiniere e dei loro uomini di fiducia. 
C’è Filippo Solimando, 46enne di Policoro, al centro dei traffici di droga e armi per cui ieri mattina l’antimafia di Catanzaro ha spiccato 33 fermi eseguiti in contamporanea tra Calabria, Puglia e Basilicata. Tonnellate di marijuana, chili e chili di coca ed eroina, e un arsenale (dieci kalashnikov, due mitragliette e cinque pistole) che a marzo aveva fatto tremare Reggio Calabria, dove gli inquirenti temono che fosse in piedi un piano per colpire un imprecisato «obiettivo istituzionale». 
L’inchiesta condotta dall’élite delle Fiamme gialle e dalla compagnia di Policoro è partita a febbraio del 2013 dal sequestro ad Aprilia di 1.340 chili di marijuana nascosti sotto un carico di arance, che un autotrasportatore di Policoro, Giuseppe Todaro, doveva consegnare a un misterioso acquirente rimasto nell’ombra. 
Da Todaro, condannato in direttissima a 6 anni di reclusione, gli investigatori sono risaliti al fornitore albanese della droga e agli intermediari di Corigliano, che gestivano una flotta di pescherecci utilizzati per importare la merce in Italia. Ma non sono passati inosservati nemmeno i suoi rapporti con Giacomo Solimando, 50enne fratello di Filippo e tuttora residente a Policoro. E quando hanno scoperto le chat che utilizzavano per comunicare, la linea di comando del presunto clan è apparsa davanti ai loro occhi. Con i ruoli e le direttive impartite dal boss, in viaggio tra Madrid, Parigi, e il Sud America per contrattare partite di cocaina con un cartello paraguaiano. 
Stesso schema anche lì: le organizzazioni locali forniscono la merce, e in cambio di un grosso sconto sul prezzo (da 25mila a 8mila dollari a chilo) ci pensavano gli zingari a organizzare il trasporto. Magari sfruttando le loro entrature nel porto di Gioia Tauro, dove avrebbero potuto rimuovere la merce e contraffare i sigilli in tranquillità, prima che i container ripartissero verso una destinazione lontana. Mettendosi a disposizione anche per la consegna ad altri acquirenti italiani del cartello. Un “conto terzi” contrattato in prima persona da Filippo Solimando, forte di un riconoscimento criminale talmente grande da evitare il tradizionale scambio di “ostaggi”, che sarebbe prassi nel mondo del traffico internazionale di stupefacenti. 
Assieme a lui e al fratello l‘antimafia di Catanzaro ha disposto il fermo del fratello di altri due lucani: Giambattista Serio, 38enne di Policoro considerato l’«alter ego» di Giacomo Solimando, e il 32enne albanese Arben Zela, che risulta residente a Bernalda. 

 dal quotidiano della Basilicata

Rimborsopoli, le richieste del pm Oricchio «Da restituire oltre 300 mila euro»

 Udienza alla Corte dei Conti per gli ex consiglieri. Le difese chiedono
prove testimoniali e sospensione in attesa del processo penale

di ALFONSO PECORARO
La richiesta è quella che gli imputati hanno già conosciuto leggendo il loro atto di citazione: ossia risarcire la Regione Basilicata di oltre 300 mila euro, indebitamente rimborsati ai consiglieri regionali della ottava e nona legislatura, che avevano autoqualificato, “quali spese di rappresentanza, esborsi sostenuti privatamente”.
L’ha confermata il procuratore regionale della Corte dei Conti Michele Oricchio nell’udienza che si è celebrata ieri dinanzi alla Sezione Giurisdizionale regionale per la Basilicata presieduta dal giudice Tocca, consiglieri Pergola e Tagliamonte, al termine della sua requisitoria.
Ovviamente il motivo del contendere riguarda l’indagine popolarmente conosciuta come Rimborsopoli e che ha visto coinvolti - in quattro distinti filoni, come ha precisato il pm - i singoli consiglieri e i gruppi dell’ottava legislatura e i singoli consiglieri e i gruppi della nona, nel periodo che riguarda il 2009 e il 2010.
Al termine dell’attività di indagine, partita il 4 dicembre del 2012, dopo la ricezione di un esposto anonimo, la Procura della Corte dei Conti ha evidenziato un indebito esborso per la finanze regionali di 314 mila euro, dato dal complesso dei rimborsi richiesti ed ottenuti da ciascun consigliere per spese non immediatamente riconducibili all’espletamento del mandato.
Oricchio nella sua requisitoria ha preso le mosse proprio dal comportamento degli accusati che avrebbero “svolto illegittima e dannosa azione verso la collettività”, oltretutto “non essendoci nessun nesso logico, ontologico e giuridico tra la richiesta di rimborsi e l’effettivo svolgimento del ruolo di rappresentanza.
In sostanza, Oricchio ha spiegato come ogni singolo consigliere avesse ricevuto l’anticipazione delle spese di rappresentanza (2517 euro mensili), essendo poi tenuto alla restituzione di quanto non speso. L’oggetto del contendere per la magistratura contabile dello Stato è proprio la definizione di queste “spese di rappresentanza”: gran parte di quelle rendicontate - secondo l’accusa - non vi rientrerebbero, per cui rappresentano degli indebiti rimborsi.
«Dalle pezze giustificative - ha detto il pm - non emerge uno stretto legame dell’azione svolta in qualità di rappresentante della collettività». Per essere più specifici Oricchio contesta pasti, cene e incontri conviviali, ricevute di alberghi, ma anche acquisto di profumi, fiori, piante e riparazioni di televisori. «Un uso allegro dei 2516 euro di acconto», ha ribadito.
Ovviamente - ed è il quadro più o meno generico, venuto fuori dalle arringhe dei difensori degli ex consiglieri - ogni caso non può essere assimilato a un altro. E di questo ne ha dato conferma anche la Procura che ha voluto ribadire che i consiglieri Antezza, Restaino, Ruggiero e Tisci non erano incorsi in abusi e la posizione del consigliere Di Lorenzo era stata archiviata, vista l’esattezza delle controdeduzioni presentate nelle fase istruttoria.
Così come il collegio ha preso atto della richiesta di diversi legali di ammettere a una prossima udienza prove testimoniali.
La ragione risiede nel fatto che oggetto di contestazione sono fatti che risalgono al 2009 e al 2010, per i quali - è la linea delle difese - servirebbe ascoltare testimoni. Oltretutto, fino al 2012 - ossia all’epoca dello scandalo venuto alla luce nel Lazio e in Lombardia - non esisteva una normativa precisa e che il legislatore nazionale ha disciplinato la questione dei rimborsi spesa per gruppi e consiglieri solo dal 2013. Si tratta, quindi, anche di una sorta di “prassi comune” l’essersi comportati indistintamente - salvo rare eccezioni - con il medesimo modus operandi di tutte le altre volte precedenti.
Ma Oricchio ha inteso anche tirare in ballo responsabilità di controllo. «L’Ufficio di Presidenza, per colpa grave, non aveva mai provveduto al sorteggio di chi doveva essere controllato, per cui la dirigenze deputata al controllo era impossibilitata a funzionare», ha spiegato.
Il collegio adesso dovrà prendere visione di fascicoli documentali decisamente corposi ed anche datati, così come dovrà prendere in considerazione le richieste delle difese, tra le quali anche una giusta individuazione del concetto di “rappresentanza politica” che a detta dei consiglieri è molto più esteso della ristretta nozione che Oricchio contesta. Ma in particolare va evidenziata la richiesta di sospendere il giudizio innanzi alla magistratura contabile, in attesa della pronuncia definitiva di quella penale, che sta agendo su una strada parallela sia pur convergente per accuse.
Orientativamente, per una pronuncia si potrebbe attendere anche un paio di mesi.
 Quotidiano  della basilicata

mercoledì 18 febbraio 2015

Furto con scasso a Policoro, ennesimo atto Vandalico nella scuola Don Milani.

Continuano i furti nelle scuole  di Policoro, la scuola elementare Don Milani in via Puglia  , è  quella che i quest’anno è stata presa di Mira. Infatti solo nell ultima settimana si sono consumati nella scuola due furti che hanno provocato ingenti danni alla struttura con porte e vetri rotti e attrezzatura scolastica rubata.
La porta blindata della scuola
 Sul luogo ieri mattina è andato per un sopraluogo  il Sindaco , per Rendersi conto dei danni e predisporre gli interventi di ripristino , che sono di competenza del comune. Nel volto della preside la professoressa Schettini, si leggeva lo sconforto per l’atto sconsiderato subito dalla sua scuola , ma ci garantisce non solo che la scuola stamani sarà aperta , ma di aver concordato con l’amministrazione comunale un pronto ripristino dello stato dei luoghi.
Più volte da questo blog avevamo denunciato , che i furti che sono aumentati a Policoro dismisura , non solo nelle scuole ma anche nei condomini , siano diventati un preoccupante fenomeno , che desta allarme sociale. Tutto questo nonostate l’intenso lavoro di indagine e contrasto delle forze dell’ordine , ma che operano in condizione di limite. Pochi uomini e mezzi , ed a volte , vedono sfumare in nulla il lavoro svolto , mancano tra l’altro pene esemplari che servono da monito.
Abbiamo più volte sollecitato la prefettura e le amministrazioni comunali , di dare attuazione e concretezza delle intese sottoscritte tra le parti , come quelle promesse a mai realizzate  , delle telecamere di video sorveglianza nei punti centrali della città , una modalità che serve da deterrente e soprattutto servirebbe ad aiutare le forze dell’ordine nelle loro indagini.
A ciò va aggiunto la richiesta che da tempo che sollecitiamo noi di Policoro è tua e Policoro Futura e il consigliere Gianni Di Pierri di chiedere più uomini e mezzi a carabinieri e Polizia , considerando la vastità del territorio.

Il tempo delle chiacchere è finito  quello dei tavoli non è più credibile , i cittadini vogliono i fatti.

martedì 17 febbraio 2015

Gallitelli : Truffa a Policoro : l'opposizione faccia fronte unito , segnali tutto alla corte dei conti

Interpretando alcuni passaggi della relazione di Raffaele Squitieri, Presidente
della Corte dei Conti, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2015, che lancia l’allarme sui pericoli seri per la collettività, e la rassegnata assuefazione al malaffare, e la polemica sulla gestione della raccolta dei rifiuti urbani a Policoro, credo che sia arrivato il tempo di passare dallo scontro alle denunce all’organo competente sulla gestione della finanza dell’Ente locale.

Il Presidente Squitieri ha affermato: “…….Non possiamo lasciare che prenda forza l'idea di una società incapace di compiere scelte collettive, di perseguire, a livello di amministrazione pubblica, obiettivi concreti e di garantire un sistema di servizi efficiente e sostenibile" ha inoltre aggiunto che “la crisi economica e corruzione, procedono di pari passo, in un circolo vizioso, nel quale l’una è causa ed effetto dell’altra".
Da queste premesse si evince che il pericolo più serio per la collettività è proprio la rassegnazione.
Ritengo che anche da noi sia arrivato il momento di compiere scelte collettive per perseguire a livello di amministrazione obiettivi concreti per garantire un sistema di servizi efficienti e sostenibili.

Se questo a tutt’oggi non è accaduto, penso che per i partiti di opposizione sia arrivato il tempo di segnalare alla sezione regionale della Corte dei Conti, organo di controllo sulla finanza locale, la legittimità e la regolarità della gestione finanziaria nel nostro Comune e la rispondenza dei risultati dell’attività amministrativa rispetto agli obiettivi stabiliti.

Inoltre, sarebbe opportuno conoscere la comparazione sui costi, modi e tempi dello svolgimento dell’azione amministrativa e i controlli sui rendiconti dei funzionari.
Auspico comunque che, l’azione amministrativa dei prossimi giorni, sia in grado di operare in direzione di una ritrovata serenità delle famiglie, e che finisca questa “spremitura “ a fronte di servizi inesistenti e a un costo divenuto insostenibile per l’economia della stragrande maggioranza dei cittadini.
Benedetto Gallitelli 


lunedì 16 febbraio 2015

ACCUSE SULLA RACCOLTA DIFFERENZIATA, L'OPPOSIZIONE MINACCIA DENUNCE

POLICORO. SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI IN CITTA' E' CONTRAPPOSIZIONE TRA GIUNTA E OPPOSIZIONE
L'AMMINISTRAZIONE: "E' TUTTO A POSTO, SAREMO I PRIMI IN BASILICATA

Di Filippo Mele

 POLICORO – Raccolta diffrenziata dei rifiuti nella bufera politica. Policoro futura e Policoro è tua, in conferenza stampa, hanno attaccato: "Il Comune sia dalla parte dei cittadini e faccia rispettare il contratto alla ditta aggiudicatrice. Denunceremo le irregolarità che abbiamo riscontrato a Corte dei conti e magistratura". Ma il sindaco Rocco Leone (FI): "Va tutto bene. Ci avviamo a diventare il Comune più differenziato della Basilicata. Che denuncino pure: sulla nostra moralità non si discute". Insomma, un bel "botta e risposta". Ma ecco Gianni Di Pierri (consigliere comunale di Policoro futura): "Abbiamo pagato per un anno la differenziata a costi raddoppiati per un servizio mai partito. Sarebbe partito una settimana fa ma non è vero perchè tutto è in rodaggio. La differenziata andrebbe fatta con mezzi nuovi non con quelli vecchi, tranne uno o due. Sarebbe motivo di rescissione del contratto ma l'amministrazione ha applicato solo una penalità. Le campagne sono abbandonate e la raccolta viene effettuata di giorno e non di notte. E manca il certificato antimafia dal contratto. Noi, tuttavia, siamo costruttivi. Vogliamo fare la differenziata ma vogliamo farla bene. Il Comune faccia rispettare il contratto". Ed Ottavio Frammartino, di Policoro è tua, ha ricarato la dose: "Denunceremo le irrregiolarità all'autorità anticorruzione, al prefetto, alla Procura della Repubblica ed alla Corte dei conti. E' macroscopico che Leone aggiudichi l'appalto alla Tradeco nel 2011, lo revochi nel 2013, e lo riaggiudichi alla stessa azienda nel 2014 ad un costo raddoppiato". Ma il sindaco Leone ha tagliato corto sul "fuoco di fila" delle accuse: "Siamo molto contenti di come sta andando la raccolta differenziata. La città sta rispondendo bene tranne qualche eccezzione. Anche l'abbandono di rifiuti è crollato. Solo qualcuno è stato sanzionato. Il sistema funziona. Diventeremo il primo tra i Comuni ricicloni della Basilicata e se i dati continueranno ad arrivare così potremo abbassare la tassa sui rifiuti". E l'opposizione che attacca? "Sa gettare solo discredito su questa amministrazione. Su un problema così delicato invece che incoraggiare i cittadini a fare la differenziata si è scagliata contro di noi con toni livorosi. Ed ha attaccato la moralità di questa amministrazione. Non è il caso. Denuncino pure a Corte di conti e Procura. Noi siamo assolutamente tranquilli". 

UN SERVIZIO CHE ARRIVA CON SETTE MESI DI RITARDO
ATTACCHI DEL PD ALL'ESECUTIVO DI ROCCO LEONE

POLICORO – Anche il Pd ha attaccato la Giunta guidata da Rocco Leone (FI) sulla questione della raccolta differenziata. “Lunedì 2 febbraio 2015 – si legge in un comunicato stampa - è partito il fantasmagorico servizio pensato dall’amministrazione (3.620.000 euro quest’anno). Il servizio arriva con 7 mesi di ritardo. Tanto che i cittadini si sono chiesti all’arrivo dei primi salatissimi bollettini quale genere di servizio avessero pagato finora. Sappiamo che il Direttore di esecuzione del contratto ha erogato sanzioni alla ditta appaltatrice per inadempienze di cui che non sono state rese note le motivazioni. Il Pd, sollecitato dalla preoccupazione che serpeggia tra i cittadin non può non rilevare che l'attuazione del servizio presenta nodi critici di notevole entità. Il timore è che la cittadinanza scivoli verso il nichilismo, vedendo come le risorse cittadine vengano utilizzate”.

sabato 14 febbraio 2015

Scanzano , Montalbano e Nova Siri si consorziano per gli appalti , Policoro sceglie la città di Pulcinella.


F.to F. Mele
Da quest’anno vi è l’obbligatorietà per la gestione  gli appalti e l’acquisto di servizio di utilizzare le centrali di committenza unica.
Infatti i comuni si stanno organizzando in tal senso .
I comuni di Scanzano Jonico , Montalbano e Nova Siri , si sono consorziati tra di loro , 
per a costituzione di una centrale unica , aprendo la possibilità ad altri comuni del metapontino di aderire a questa iniziativa,
E il comune di Policoro ?
Ha scelto una centrale unica che fa capo a una società di Napoli.
Ma come , ci chiediamo non era il paese Leader del metapontino  , Magari l’idea di una centrale unica doveva nascere da una iniziativa di questo comune che anche il comune capofila dei piani sociali , proponendo o candidandosi , per una sede della centrale , e chiedendo l’inclusione di tutti i comuni del piano stesso?

Ma se questi non riescono a gestire un appalto che sia un appalto senza una variante che sia una variante , figuratevi se erano capaci di tale iniziativa.
Ormai la decadenza è sotto gli occhi di tutti , e non è solo amministrativa , ma anche politica.

Da parte di questo Blog un Plauso ai sindaci Jacobellis , Devincenzis e Stigliano , l’unione fa la forza , si dice ,  e che sia il primo passo di intenti per una gestione comune di altri servizi.

venerdì 13 febbraio 2015

Così la Regione raschia la vita dei dializzati» Proteste negli ospedali: terapia posticipata o sospesa.

 Tagli ai contributi regionali in Finanziaria; i malati: «Atto gravissimo, ingiusto e ignobile».
Negli ultimi due anni la Regione ha accumulato un debito di 6 milioni di euro
di MARIATERESA LABANCA

NON sarà il solito sciopero. Protesteranno sì, ma di certo non scendendo in piazza. Molto peggio: posticiperanno o rifiuteranno le cure per un giorno. Quelle cure necessarie per la loro stessa vita. Perché quell’articolo 21 della nuova legge Finanziaria della Regione «è una vergogna». Non usa mezzi termini il segretario regionale dell’associazione emodializzati dialisi e trapianto (Aned), Donato Andrisani. Parla a nome di molti malati, il rappresentante della onlus che in una lettera particolarmente sentita accusa il presidente della Regione: «Altro che fondo del barile, Pittella ha raschiato sulla pelle dei dializzati». 

E non è l’unico a esternare indignazione contro le nuove previsioni della legge di Stabilità. Lo hanno fatto anche il Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia, che in aula avevano cercarto di cambiare l’articolo. Invano. Ma in prima fila ci sono soprattutto loro: dializzati, trapiantati di rene, talassemici, pazienti affetti da altre patologie del sangue e i loro familiari. Protestano contro il taglio ai contributi regionali che fino a oggi sono stati erogati a favore dei pazienti affetti da questi tipi di patologie. Risale al 1981 la legge regionale che istituiva tali contributi. Prevedeva che la Giunta procedesse all’adeguamento economico in base al solo reddito individuale. Fino al primo gennaio del 2015 le fasce erano così scaglionate: 238 euro per redditi individuali fino a 26.000 euro, 119 per redditi compresi tra i 26 e i 31 mila euro. Cifre che da quindici anni non venivano aggiornate. «Dopo i confronti con gli uffici regionali -
 spiega il segretario della onlus - ci aspettavamo modiche, ma con una sostanziale conferma del sostegno ai pazienti»

. E, invece, la scelte della Giunta sono andate in tutt’altra direzione. Nuove fasce di reddito, questa volta in base all’Isee (reddito familiare e non più individuale, che - spiega Andrisani - «per senso di responsabilità eravamo stati noi a proporre»), con una sensibile diminuizione dei contributi: 240 euro fino ai 5.000 euro, 180 fino ai 10.000, 120 per coloro che non superano i 14.000, 60 euro fino ai 20 mila. Nessun sostegno, invece, a coloro che hanno un Isee superiore a tale somma. «Questo significa - spiega il segretario - che per tantissimi pazienti, “colpevoli” di avere un reddito familiare lordo superiore a 5.000 euro e di non vivere nell’agiatezza economica, dedita ai bagordi e ai lussi più sfrenati, il beneficio economico sarà notevolmente ridotto o addirittura azzerato».
«E’ un atto gravissimo, ingiusto e ignobile», le parole sono di Andrisani ma rappresentano il pensiero di molti pazienti affetti da tali patologie che per questi motivi hanno deciso di mettere in atto proteste negli ospedali. Si parte oggi dal Madonna delle Grazie di Matera, dove i pazienti posticiperanno la terapia di un’ora. Domani sarà la volta di Tinchi, dove la protesta sarà ancora più pensate: rifiuteranno le cure per un giorno. Poi, iniziative di questo genere, verranno ripetute anche al San Carlo di Potenza e negli altri centri dove si effettua la dialisi. E intanto questa mattina è stata fissata, sempre a Potenza, una conferenza stampa, presso il Centro dialisi di via Zeno Colò. Ma per l’Aned non è solo di una questione di contributi. «E’ che la Giunta - spiega ancora Andrisani - è completamente assente rispetto alle tante problematiche che riguardano la dialisi e la nefrologia». Per il segretario mancano strutture e anche personale in numero adeguato. E ancora: «Non esiste un programma di prevenzione delle malattie renali. Abbiamo presentato alla Regione, per ben due volte un documento di indirizzo per la malattia renale cronica, stilato dal gruppo di lavoro costituito presso il Ministero della Salute, di cui fa parte anche l’Aned». Ma l’associazione - denuncia - non è stata mai ricevuta dall’assessore alla sanità, Franconi. La prevenzione e la diagnosi precoce, quindi, con i risparmi economici che ne conseguirebbero, rimangono sulla carta. Fino alla goccia che ha fatto traboccare il vaso: «Per far quadrare conti che non tornano a causa di sperperi che andrebbero ricercati altrove, si è pensato bene di tagliare i diritti dei malati». C’è da dire che questo tipo di contributo è previsto solo in alcune regioni, anche se altrove esiste una sorta di compenso per le spese di viaggio sostenute per raggiungere i centri di dialisi. Per di più la Regione Basilicata si è indebitata nei confronti dei malati per sei milioni di euro, per non aver erogato tutti i contributi previsti dalla legge del 1981. Sono 480 i pazienti lucani che si sottopongono a dialisi per una spesa complessiva pari a 24 milioni di euro. Mentre, i trapiantati di rene sono circa 200 e la somma complessiva spesa dal servizio sanitario è di circa 3 milioni di euro. E’ la stessa Aned a fare i conti in tasca alla Regione: si tratta di 33 milioni euro. Ma il taglio, in una regione dove gli aiuti economici sono riconosciuti ormai danni, soprattutto in un momento di comprovate difficoltà economiche, per di più a discapito di fasce maggiormente deboli è stato avvertito come una vera e propria ingiustizia.
Ora, l’auspicio è che le proteste dei pazienti possano spingere la Giunta a fare dietro front. Dal canto suo, l’Aned annuncia battaglia, su tutti i fronti.