martedì 20 maggio 2008

Inchiesta Toghe Lucane: Per il riesame il villaggio turistico ha violato le norme



20 mag 08 Sono fondamentalmente incentrate sul mancato rispetto di alcune prescrizioni indicate dall'Autorità di Bacino della Regione Basilicata le motivazioni alla base delle quali i giudici del tribunale della libertà di Catanzaro hanno rigettato il ricorso dei legali della società Marinagri con il quale si chiedeva il dissequestro del villaggio turistico di Policoro (Matera). La struttura è stata sequestrata il 17 aprile scorso nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Catanzaro chiamata 'Toghe Lucane', circa l'esistenza di un presunto comitato d'affari con esponenti politici, magistrati ed imprenditori. Le motivazioni della decisione del tribunale della libertà sono contenute in un provvedimento di 15 pagine che è stato depositato stamani. I giudici hanno ritenuto la sostanziale sussistenza della non corretta esecuzione di alcune prescrizioni che l'autorità di Bacino della Basilicata aveva indicato alla società Marinagri a seguito dell'accoglimento dela variante del piano di assetto idrogeologico che aveva consentito di edificare l'insediamento nella zona in cui è sorta la struttura turistica. Nel provvedimento si fa riferimento anche alla mancata realizzazione di apposite relazioni biennali circa la situazione relativa agli argini del fiume Agri.
I legali “Nostro operato regolare”. "Il tribunale ha ritenuto un profilo assolutamente minore e residuale, relativo ad una questione tecnico-amministrativa. Noi siamo assolutamente convinti della regolarità dell'operato di Marinagri anche sotto questo specifico aspetto e proporremo ricorso per cassazione già nei prossimi giorni". E' quanto ha detto il legale della società Marinagri, l'avvocato Aldo Casalinuovo, circa le motivazioni del tribunale della libertà di Catanzaro che ha rigettato il ricorso con il quale era stato chiesto il disseguestro della struttura. Il complesso turistico Marinagri era stato sequestrato il 17 aprile scorso su disposizione del pm Luigi De Magistris nell'ambito dell'inchiesta 'Toghe Lucane' ed il provvedimento era stato poi convalidato il 30 aprile dal gip del tribunale di Catanzaro, Antonio Rizzuti. Il sequestro era stato disposto in seguito ad una nuova perizia tecnica eseguita da un consulente della Procura. La struttura era stata già sequestrata il 3 marzo del 2007 su provvedimento del gip di Catanzaro. Il 20 marzo successivo il tribunale del riesame ne aveva disposto il dissequestro e la Cassazione aveva poi respinto il ricorso della Procura contro l'ordinanza del Tribunale del riesame. Il Marinagri è un villaggio turistico dal valore di circa 200 milioni di euro. La struttura, sullo Jonio lucano, comprende villette, posti barca, porticciolo, due alberghi e strutture sportive.

Le imprese:Consiglio comunale aperto alle istituzioni per discutere su Marinagri

Sabato ore 18 , pubblica assemblea a P. Minozzi organizzato dal PRC del metapontiono sul tema, Marinagri :che fare
Non ci voleva proprio , vi è già una recessione nel settore edile , mancava solo che confermassero il sequestro di Marinagri che lo spettro del fallimento diventa realtà. Non ci sono ragioni perché si possa convincere la disperazione, ne argomentazioni che possano giustificare agli occhi di una impresa questo blocco , a nulla valgono le spiegazioni come quello che la giustizia deve fare il suo corso, ne la recriminazione postuma che se la procura di Matera avesse disposto il sequestro dei cantieri nel 2002 come veniva richiesto dai Carabinieri di Policoro forse oggi sarebbe stata un’altra storia. E poi c’è un precedente, il fallimento della CIT Holding , vittime ieri come oggi del miraggio dello sviluppo, proposto da imprenditori senza scrupoli o incapaci se non corrotti , dove lavoratori e imprese sono stati gli unici a pagarne le spese. Ma le imprese non demordono , chiedono con il loro portavoce Mastrosimone la convocazione di un consiglio comunale aperto a tutte le istituzione ,partiti e ai parlamentari , noi aggiungiamo soprattutto i senatori , in primis F.Bubbico . Condividiamo questa proposta, riteniamo che sia importante che la politica dica qualcosa in merito e la dica nelle sedi istituzionali che sono il consiglio comunale e quello Regionale. Intanto Il prefetto ha convocato per oggi il tavolo dell’unità di crisi con imprese e OO.SS., sembrerebbe ancora una volta che abbia evitato di invitare il comune. Questioni di prudenza o imbarazzo? Così come è rimasta lettera morta “quello straccio” di ordine del giorno approvato dal precedente consiglio , che doveva nominare un rappresentante del consiglio che potesse discutere dinanzi alle autorità competenti. Che senso ha approvare un ordine del giorno, e poi non attuarlo? Lo chiediamo in primis al presidente del consiglio comunale, che credibilità può avere una assemblea che decide una cosa all’unanimità, e poi la disattende? Allora si faccia lui garante della credibilità del consiglio, e con lo stesso piglio decisionista con cui ha scelto la sua vicaria, nomini il componente in attesa che gli otto gruppi consiliari trovino un accordo e gli indichino un nominativo. E ben poca cosa, ma almeno questa , per decenza la si faccia.

Marinagri: e adesso il Procuratore Chieco chieda di essere trasferito ad altra sede e si proceda al sequestro conservativo dei beni degli indagati.

Riceviamo da Bolognetti e Pubblichiamo
Dispiace, e non poco, la situazione di difficoltà nella quale si trovano imprese e maestranze coinvolte nella vicenda Marinagri. Sarebbe, però, opportuno che lavoratori ed imprese non scegliessero quale bersaglio dei loro strali gli inquirenti, ma coloro che risultano indagati e accusati di reati gravissimi, quali corruzione in atti giudiziari, associazione a delinquere, truffa, truffa aggravata per il conseguimento di pubbliche erogazioni.L’interlocutore di imprese, maestranze ed acquirenti, non può e non deve essere De Magistris, ma la Regione Basilicata, l’Autorità di Bacino, il Comune di Policoro, gli uffici del Demanio.In una parola, tutti coloro che hanno operato per garantire che i lavori partissero, nonostante i dubbi sollevati da chi nel corso degli anni ha ripetutamente ipotizzato gravi violazioni di legge in materia urbanistica ed ambientale, e non solo.Repetita iuvant, e dunque di fronte all’incredibile faccia di bronzo di alcuni commentatori, e al silenzio di un intero ceto dirigente, ribadisco che per tutelare gli interessi di imprese, maestranze ed acquirenti, sarebbe bene procedere al più presto al sequestro conservativo dei beni degli indagati, anche per evitare che, in caso di condanna, i costi siano scaricati, come sempre, solo ed esclusivamente sulla collettività.La storia certo non si fa con i se e con i ma, nemmeno quella giudiziaria, ma gioverà chiedersi cosa sarebbe successo se nel 2005 la Procura di Matera anziché archiviare il procedimento 121/03 avesse deciso di approfondire le indagini, così come chiedevano i carabinieri della stazione di Policoro. Cosa sarebbe successo se la Giunta regionale non avesse approvato, nel 2001, la delibera con la quale si varava il PPE(Piano particolareggiato esecutivo foce Agri), poi bocciata dal Tar Basilicata nel 2005?E sempre a proposito della Procura della Repubblica materana, gioverà chiedere al Ministero, al Csm e a chiunque abbia occhi per vedere e orecchie per sentire, se sia opportuna la permanenza del dr. Chieco a Matera. A nostro avviso, per restituire un minimo di serenità all’ambiente, il procuratore capo di Matera farebbe bene a chiedere egli stesso di essere trasferito ad altra sede.Se così non dovesse essere, ci sentiremmo in dovere di invocare nuovamente l’intervento del Ministero di Grazia e Giustizia e del CSM per rimuovere situazioni di macroscopica incompatibilità ambientale e funzionale.Ma così come il dott. Chieco dovrebbe avvertire la necessità di chiedere il trasferimento ad altra sede, altri dovrebbero avere la sensibilità di rassegnare le dimissioni dalle cariche attualmente ricoperte, e altri ancora rinunciare all’impunità, pardon, all’immunità parlamentare.Di certo sarebbe opportuno che il sindaco di Policoro Lopatriello rinunciasse alla delega all’urbanistica.

lunedì 19 maggio 2008

Inchiesta Toghe Lucane: No del Tdl di Catanzaro al dissequestro del villaggio turistico di Policoro



20 mag 08 I giudici del Tribunale della libertà di Catanzaro hanno rigettato il ricorso dei difensori della società Marinagri con il quale si chiedeva l'annullamento del sequestro del villaggio turistico di Policoro . Il villaggio era stato sequestrato nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Catanzaro denominata "Toghe lucane", circa un presunto comitato d'affari con esponenti politici, magistrati ed imprenditori. La decisione dei giudici del riesame è stata depositata stamani mentre le motivazioni si conosceranno nelle prossime settimane. Il complesso turistico Marinagri era stato sequestrato il 17 aprile scorso su disposizione del pm Luigi De Magistris ed il provvedimento era stato poi convalidato il 30 aprile dal gip del tribunale di Catanzaro, Antonio Rizzuti. Il sequestro era stato disposto in seguito ad una nuova perizia tecnica eseguita da un consulente nominato da De Magistris. Nelle motivazioni della convalida, il Gip aveva scritto, tra l'altro, che il complesso è costituito da "un'area e di opere di cui la progettazione, l'esecuzione e, in parte, la sovvenzione è conseguenza, in tutto o in parte, dei reati ipotizzati". Nelle trenta pagine della motivazione del provvedimento, il gip analizzava per singoli capitoli le ipotesi accusatorie a carico degli indagati confermando l'esistenza del "fumus" del reato. I reati ipotizzati, a vario titolo, vanno dall'abuso d'ufficio al falso ideologico in atto pubblico, dalla violazione delle norme urbanistiche all'illegittimo mutamento di destinazione d'uso, dalla violazione del Piano di assetto idrogeologico alla truffa aggravata ed alla corruzione. Il complesso turistico era stato già sequestrato il 3 marzo del 2007 su provvedimento del gip di Catanzaro. Il 20 marzo successivo il tribunale del riesame ne aveva disposto il dissequestro e la Cassazione aveva poi respinto il ricorso della Procura contro l'ordinanza del Tribunale del riesame. Il Marinagri è un villaggio turistico dal valore di circa 200 milioni di euro. La struttura, sullo Jonio lucano, comprende villette, posti barca, porticciolo, due alberghi, strutture sportive.
La società proprietaria del villaggio fa ricorso in Cassazione. Convinta della ''totale insussistenza di tutti i presupposti su cui poggia la misura cautelare'' del sequestro, disposto dal pm di Catanzaro, Luigi De Magistris, e confermato oggi dal Tribunale del riesame, ''Marinagri'' - la societa' proprietaria di un grande villaggio turistico in costruzione a Policoro (Matera) - ha annunciato in serata il ricorso alla Corte di Cassazione contro la decisione dei giudici. Dopo un incontro con le imprese che lavorano alla realizzazione del villaggio (che sono 47 fra appaltatrici e subappaltatrici e danno lavoro a 450 persone), il presidente di Marinagri, Vincenzo Vitale, ha detto che la struttura e' ''pronta a partire dal 14 giugno prossimo, con circa 200 dipendenti nelle varie attivita' turistiche, alberghiere e sportive'', e con un'occupazione stabile a regime di ''oltre 500 unita'''. Per Marinagri sono stati investiti finora 100 milioni di euro, 80 dei quali pagati ai fornitori. Secondo Vitale, il blocco del megavillaggio turistico comporta ''gravi danni e imprevedibili ripercussioni su tutta la regione Basilicata''. Infine, il presidente della societa' ha spiegato che la costruzione della struttura si e' basata nel tempo su permessi, controlli e autorizzazioni di ''sei governi nazionali, cinque amministrazioni regionali, sei amministrazioni comunali e centinaia di funzionari pubblici''.

LE GRAVI RESPONSABILITA’ DELLA POLITICA


MANIFESTAZIONE PRO-MARINAGRI E GLI ERRORI DI PROSPETTIVA
Qualcosa sappiamo e qualcos’altro imma­giniamo. Il blocco del cantiere “Marinagri” provoca gravissimi disagi. Le imprese che hanno realizzato le opere ed attendono il pagamen­to dei corrispettivi, rischiano il fallimento e, a catena, i loro di­pendenti versano in condizioni ancora peggiori. Si tratta di una situazione talmente grave che anche la ricerca delle colpe e delle responsabilità passa in se­cond’ordine. Cosa volete che im­porti a chi deve portare il pane a casa se Tizio ha firmato un’au­torizzazione “abusando” dei propri poteri oppure se Caio ha dichiarato il falso pur di accede­re a finanziamenti miliardari? Ci sono questioni, problemi, situa­zioni che oggettivamente hanno una priorità e non si può far finta di nulla. Chissà quanti, rivolgen­dosi a politici amici piuttosto che ad amici politici si sono sentiti dire “cosa vuoi che faccia? Non possiamo far altro che aspettare gli esiti dell’azione giudiziaria”. Ma come, in Italia si possono an­cora dare simili risposte? Come se non sapessimo tutti che la Giustizia (quando funziona) im­piega anni e anni per giungere a verità definitive. Ed ecco sorgere la protesta, sacrosanta, rabbiosa, a tratti persino disperata. Sem­bra che l’origine del problema sia un magistrato, al secolo Lui­gi De Magistris, che ha firmato un atto di sequestro preventivo. Allora “dalli” al magistrato, e tutte le speranze si appuntano sul Giudice delle Indagini Preli­minari. Ma anche questo magi­strato firma per convalida l’atto di sequestro. E allora? Ecco far­si avanti la nuova speranza: il Tribunale del Riesame. Fra una trentina di giorni. E cosa faranno gli uomini che non sanno come cavarsela domani o domani l’al­tro? Queste posizioni, in parte indotte da sapienti regìe, sono sbagliate all’origine, contengono un clamoroso errore di prospet­tiva. Infatti il primo responsabile del patatrac è la classe politico-amministrativa che ha concesso autorizzazioni e permessi che non poteva concedere. Se la giostra è potuta iniziare, lo dob­biamo a Filippo Bubbico, a Ni­colino Lopatriello e via via de­clinando i nomi dei funzionari e dei titolari di cariche elettive che hanno autorizzato l’impossibi­le. C’è pure il notaio che attesta erroneamente ma formalmente (sbagliando colposamente o do­losamente?) la titolarità di suoli a fronte di passaggi di proprietà mai avvenuti. Ci sono i magistra­ti che investono capitali propri nell’impresa (e questo non è un male) ma poi sono titolari di in­dagini che si intrecciano con gli interessi della società (e questo è vietato dalla Legge). Troviamo magistrati che seguono le inda­gini e, contemporaneamente, trattano l’acquisto delle bellissi­me villette con posto barca. E poi ci sono gli imprenditori al centro della Marinagri, i Vitale. Fanno il loro mestiere, più o meno come (forse) lo faremmo tutti. Hanno un’idea di business e cercano di realizzarla. Ma non è solo que­stione d’affari, vedono in Mari­nagri l’impresa della vita, quella che cambierà il volto di una re­gione. Comprensibile! È vietato accedere a fondi pubblici? No, se si superano gli articolati iter di progettazione, esposizione, autorizzazione, investimento. E loro li superano. Lo fanno con una eccessiva benevolenza delle autorità? Sembra proprio di sì. Lo fanno spingendo e forzando questo o quel rapporto? Sembra proprio di sì. Ma, in fondo, fanno il loro mestiere. Ed è qui l’errore di prospettiva. Gli imprenditori, gli operai, e persino l’Erario che eventualmente dovesse scoprire di aver subito truffe o appro­priazioni indebite, non possono avere come controparte il Dr. De Magistris che compie solo il suo dovere e motiva con dovizia di evidenze i propri convincimen­ti investigativi. Le loro contro­parti sono la Regione Basilicata, l’Autorità di Bacino, il Comune di Policoro, e tutte quelle com­missioni ispettive, consuntive, valutative e quant’altro la muni­tissima burocrazia del Bel Paese ha predisposto per vigilare, con­trollare, ispezionare, pianificare in materia di urbanistica, piani paesaggistici, tutela dell’am­biente, protezione civile eccetera eccetera. Perché questa pletora di personaggi costa centinaia di milioni, cresce molto più del tasso d’inflazione e s’infiltra in ogni posto dove ci sia un terre­no da colonizzare. Non tutti e non sempre, ma nel caso Mari­nagri tutti e sempre, chiudono entrambi gli occhi quando sono in ballo interessi miliardari fo­raggiati dallo Stato Pantalone, e di questo devono rendere conto. Sono loro, i politici e gli ammi­nistratori la controparte naturale della “Marinagri”, delle imprese sub-appaltanti e degli operai che rischiano di non poter offrire ai propri figli l’indispensabile. Ed è a loro che bisogna chiedere la soluzione del pasticcio in cui hanno cacciato tanta gente. Sia chiaro, sempre e solo attraverso i sistemi ortodossi che la nostra evoluta repubblica democratica offre. Per esempio, partecipando tutti alla seduta straordinaria del Consiglio Regionale richiesta dal neo-senatore Egidio Digilio con l’avallo dei consiglieri dell’op­posizione. È davvero singolare che ad oltre un anno dal primo sequestro del cantiere “Marina­gri”, nessun Consiglio Regiona­le della Basilicata abbia affronta­to la questione. Le contestazioni all’operato di Filippo Bubbico e delle principali autorità a presi­dio del territorio regionale sono gravissime e la massima assise regionale non ha nulla da dire? Gli indagati in sede giudiziaria sono tanti ed il loro destino di­pende da persone (magistrati) e da valutazioni giudiziarie che esulano dalle nostre competen­ze. Quello che invece rientra perfettamente nelle competenze dei cittadini, nelle valutazioni e nelle richieste alla classe politica è la richiesta di un’assunzione di responsabilità e della ricerca di soluzioni che sono tanto più urgenti e doverose quanto più improprio, illecito ed illegale è stato il comportamento tenuto da Filippo Bubbico ed il suo en­tourage di potere e sottopotere che ha imperversato in Basili­cata e, forse, ancora imperversa. Ma, come dice Cosimo, che di mestiere fa il salumiere, sarebbe pure ora che chi sbaglia paghi di tasca propria. Specie se per amministrare riceve compensi da centinaia di migliaia di euro. Altrimenti siamo alla beffa.
di Filippo De Lubac (Il Resto)

Conferamato dal tribunale del riesame il sequestro di Marinagri


Il tribunale del riesame ha confermato il sequestro del complesso turistico di Marinagri. Non siamo ancora in possesso delle motivazioni di questo provvedimento. Questa decisione peserà in modo determinante sulla vita politica sia a livello locale che Regionale. Da subito vanno presi provvedimenti per salvaguardare gli operai , le imprese e gli acquirenti. I tempi ormai per un eventuale dissequestro si allungano , in quando per avere un provvedimento in tal senso bisognerà aspettare la Cassazione , quindi quattro cinque mesi. Riteniamo a questo punto che sia necessario che il Consiglio comunale e la Regione si convochino non solo per trovare delle soluzione alle criticità del mondo del Lavoro, ma anche per fare una operazione Trasparenza sugli atti fino ad oggi approvati degli enti interessati. Quindi noi rilanciamo la proposta di una commissione comunale che verifichi la legittimità dell'iter amministrativo, e che il sindaco nell'interesse dalla città rimetta la delega all'urbanistica ad altro componente della giunta , essendo lo stesso gravemente indiziato in questo procedimento giudiziario.

Aspettando Marco-TANTO PER RILASSARCI UN PO' -----
Il presidente Berlusconi vuole aumentare la sua popolarità.
Arriva in una scuola elementare e spiega il suo piano di governo.
Chiede nel frattempo che i bambini facciano delle domande.
Il piccolo "Marco" alza la mano:
- Presidente, ho tre domande:
1. Dove ha preso tutti i soldi che hà?
2. Come ha fatto a vincere le elezioni?
3. Come risolverà il conflitto d'interessi?
In quel momento suona la campanella
dell'intervallo e tutti gli alunni escono dall'aula per la ricreazione.
Al ritorno, Berlusconi invita nuovamente i bambini a fare delle domande.
Il piccolo Beppe gli chiede:
- Presidente, ho cinque domande da farle:
1. Dove ha preso tutti i soldi che hà?
2. Come ha fatto a vincere le elezioni?
3. Come risolverà il conflitto d'interessi?
4. Perché la campanella ha suonato 30 minuti prima?
5. Dov'è Marco in questo momento?

domenica 18 maggio 2008







sabato 17 maggio 2008


venerdì 16 maggio 2008

IN BASILICATA LA MAFIA NON ESISTE


In Basilicata la Mafia non esiste. E la tesi non è discutibile. Secondo la prima definizione che appare nel dizionario Garzanti, infatti, questa e’ una “organizzazione criminale siciliana”. Un assunto evidente come il fatto che la Camorra è campana, la ‘Ndrangheta è calabrese e la Sacra Corona Unita è pugliese. Ma basta sostituire la “M” di Mafia da maiuscola a minuscola per cambiare totalmente il concetto che, sempre secondo il Garzanti, diventa “gruppo di potere che opera illecitamente”. Tornando al principio, la Mafia non esiste in Basilicata, questione chiusa. Ma allora, in Basilicata c’è la mafia? Nel linguaggio parlato le maiuscole non appaiono. Quindi, nei discorsi, nei comizi e nelle chiacchiere da bar ogni risposta è lecita. Ma in quello scritto no. Per questo sarebbe utile dare uno sguardo all’ultima “fatica” letteraria del presidente regionale della Basilicata di “Libera”, don Marcello Cozzi (“Quando la mafia non esiste, malaffare e affari della mala in Basilicata”, Gea editore, euro 14). Se sia o meno un buon libro, spetterà a ogni singolo lettore dare, e darsi, un giudizio proprio e autonomo. Ma, quantomeno, è sicuramente un libro estremamente valido e utile. Per due ragioni. La prima è di aver evitato nel testo tesi filosofiche, analisi sociologiche spicciole o giri copernicani di parole. Non è sicuramente il saggio di un intellettuale dei salotti romani. E’ scritto con un linguaggio semplice e piacevole, adatto a chiunque. E poi, nel volume, ci sono i fatti. O meglio, tanti fatti. Raccolti attraverso le intercettazioni, le inchieste dei giornali e quelle dei magistrati. Dall’omicidio dei coniugi Gianfredi (a Potenza, nel 1997) alla scomparsa di Elisa Claps (il 12 settembre 1993) fino al lavoro dei pm di Catanzaro, De Magistris, e Potenza, Woodcock, passando per i casi di usura, dei piccoli e grandi fatti di sangue, e di alcune vicende apparentemente lontane della Basilicata come l’uccisione della giornalista della Rai, Ilaria Alpi. Non tutto potrebbe essere legato da un filo. Non tutti i nomi citati potrebbero essere collegati o collegabili. E’ pur vero che, al giorno d’oggi, si è diffuso l’uso del verbo, “travisare” aggiunto alla parola “fatti”, per inculcare all’italiano medio il concetto secondo cui qualsiasi situazione, anche se evidente, può essere è “altro” perché ricostruita in un certo modo, specie quando per qualcuno risulta “scomoda”. In alcuni casi è vero. Ma non può essere la giustificazione a tutto. La seconda ragione è che, dopo le vicende degli ultimi anni, la Basilicata aveva bisogno di un riassunto quanto piu’ chiaro possibile. Perché nessuno, in questa regione, può più permettersi di non avere un’opinione in merito. Il libro è ancora sulla scrivania, fresco di stampa. Servirà qualche giorno per arrivare a pagina 458. Ma al termine della lettura, ed è questo il maggiore pregio di questo lavoro, non avere un’opinione, qualunque essa sia, non sarà piu’ possibile. Ed è già un successo. Ma, è opportuno ribadirlo, in Basilicata la Mafia non esiste.

FADORIN




giovedì 15 maggio 2008

L'udienza del tribunale del riesame sul sequestro di Marinagri operato da De Magistris , si è conclusa nel tardo pomeriggio di oggi. La decisione dei giudici potrebbe essere consegnata alla cancelleria anche domani , ma è probabile che questa avvenga Lunedì mattina. Questo Blog vi terrà informati .

Chi governa davvero

La camorra governa ormai apertamente Napoli, distribuisce armi e molotov, assalta - innocenti e colpevoli - stranieri e zingari, gestisce in prima persona la rabbia popolare. Colpevole la destra, col suo razzismo "ragionevole" che ormai le sfugge di mano. Colpevole il centrosinistra, col suo obbrobrioso Bassolino (mai un politico ebbe tanta fiducia da un popolo, e mai la tradì tanto vergognosamente) che non è stato ancora cacciato a calci nel sedere.

In Sicilia, la ragazzina uccisa da altri 3 ragazzini perché era incinta. A Cuneo, le decine di onesti padri di famiglia che per diversi mesi approfittano della prostituta rumena quindicenne "senza accorgersi" che ha 15 anni e che è costretta a prostituirsi per forza.

A Viterbo, i nazisti quattordicenni che bruciano il loro compagno perché ha i capelli lunghi. A Treviso, la ragazzina che canticchiava "Bella Ciao": rinchiusa nel cesso del treno da 2 coetanei, sfregiata con una celtica sul braccio.

A Finale Ligure, il tredicenne legato dai compagni di scuola e segnato con la scritta "gay" e una svastica sul petto.

A Catania, due giovani di sx aggrediti e picchiati, nel giro di pochi giorni, da quelli di Forza Nuova.
Nel torinese, il tredicenne preso a pugni in faccia e calci nelle gambe ("E adesso prova a ballare, se ci riesci") perché invece del p voleva fare la danza classica.

Ancora a Catania, il ragazzo pestato a sangue da 6 coetanei perché "ha guardato storto" uno di loro.
A Castelfranco Veneto, il bambino di 8 anni, figlio di una napoletana, ritirato dalla scuola perché i compagni lo picchiavano e lo chiamavano "monnezza".

A Firenze, i 3 giovanotti che passano la serata a riprendere col telefonino una povera accattona che dorme su una panchina; poi s'annoiano del noioso gioco, prendono la rincorsa e la buttano a calci giù dalla panchina.

A Palermo, i genitori che sfilano: "Non c'importa se il famoso chirurgo è ladrone e pedofilo! Abbasso i giudici!

Una cosa di sinistra che farà il governo di centrodestra- Sull'Ici è scattata l'ora della resa dei conti


Sull'abolizione dell’Ici sulla prima casa scatta l’ora dei conti: quanto ci guadagnano i cittadini, quanto costa al governo e ai comuni e, soprattutto, come faranno le amministrazioni locali a compensare le minori entrate. Mentre il premier Berlusconi conferma al Senato che al Consiglio dei ministri di Napoli l’Esecutivo varerà per decreto le misure sulla sicurezza e «a sostegno dei redditi delle famiglie», sindacati, uffici studi e osservatori internazionali iniziano a sfornare cataste di numeri. In un dettagliato studio la Uil conferma che il taglio dell’ICI sulla prima casa si tradurrà in circa due miliardi di costi per le casse dello stato e in una media di un centinaio di euro in più nelle tasche delle famiglie italiane. Si tratterà infatti – secondo lo studio – di 73,35 euro a famiglia in meno che potranno arrivare a 106,50 euro per una casa accatastata in A/2 e 40,20 euro per una accatastata in A/3. Per i comuni italiani non mancheranno i guai: la Cgia di Mestre in uno studio fatto per Economy spiega che tra le prime 21 città italiane, è Trieste quella dove il gettito dell’Ici ha il peso maggiore sul totale dell’incasso comunale: con 19 milioni di euro nel 2006, l’Ici sulla prima abitazione vale il 40% esatto del gettito totale dell’Ici. Allo stesso tempo Roma sarà la città che perderà la «fetta» più importante di incassi: quasi 352 milioni su un totale di 998 (il 35,3%). Milano, che è al secondo posto, subirà invece un calo di introiti di 155,4 milioni di euro su un totale di 407 (il 38,2%) e Torino, la terza città della graduatoria, con il taglio dell’Ici sulla prima casa perderà 94,3 milioni su 250 (il 37,7%). Se poi la Uil fa comunque notare che, pur se positivo come provvedimento, quello del taglio Ici non è forse una delle priorità, dubbi di natura diversa vengono espressi dalla Cisl: «Penso che se vogliono togliere l’Ici va bene – ha detto il leader Raffaele Bonanni – ma dobbiamo essere chiari i Comuni che perdono quell'introito non devono attivare altre tasse, altrimenti è tutto inutile». Intanto Confedilizia invita il governo a considerare che gli immobili di lusso sono definiti nello loro precise caratteristiche dal D.M. 2.8.1969 e che l’impianto catastale è di tipo comparativo, per zone censuarie: immobili accatastati come «signorili» in una zona potrebbero in un’altra essere accatastati come «civili», e viceversa, in relazione alla qualità media dei fabbricati della zona, con conseguenti gravi sperequazioni da Comune a Comune. Il tutto mentre dall’Europa si attende di sapere come il governo compenserà le misure di allegerimento fiscale. Oggi anche la Bce ha ricordato ai paesi europei con alto debito, tra cui inevitabilmente si ritrova l’Italia, che quella dei conti pubblici resta una priorità e che quindi non si può scherzare con il fuoco.

mercoledì 14 maggio 2008

Il Presidente De Filippo Tace,Tace ,Taceeeee

Il progetto Marinagri è stata al centro di una interrogazione urgente presentata il 10/09/2007 dal capogruppo del Prc in Consiglio regionale, Emilia Simonetti, a tutto oggi non vi è stata risposta da parte del presidente De Filippo ( per fortuna che era urgente). Noi solleciteremo il presidente tutti i giorni, inviandogli una Email alla regione dall'oggetto : Presidente per favore risponda , non faccia il codardo. Pubblichiamo l'interrogazione :
La Simonetti chiedeva innanzitutto al presidente della Regione di sapere “se era a conoscenza delle ipotesi di reato riguardanti le edificazioni in corso alla foce dell’Agri e se in rapporto a tali edificazioni siano indagati o meno funzionari della Regione”. Simonetti ricostruiva i vari passaggi della vicenda, iniziata quando, “nel 1973, con decreto n. 9346, il prefetto di Matera pronunciò l’espropriazione, a favore della società Ittica Val d’Agri, di circa 200 ettari di terreno di proprietà di enti pubblici, posti alla foce del fiume Agri, dove l’Ittica Val d’Agri avrebbe dovuto realizzare attività industriale di allevamento e inscatolamento del pesce e costruì delle vasche per allevamento del pesce, ma mai esercitò attività industriale”.“Negli anni ’80 l’Ittica Val d’Agri – proseguiva Simonetti - e per essa la società Consyris, chiese ed ottenne, dalla Cassa per il Mezzogiorno, promessa di finanziamento di 25 miliardi di lire per la costruzione di un centro di acquacoltura”. L’iniziativa non fu realizzata perché, spiega ancora Simonetti, “non convinceva il presidente dell’Esab, Decio Scardaccione, che vi si oppose”.“Negli ultimi anni la società Marinagri - aggiungeva ancora Simonetti - presumibilmente succeduta all’Ittica Val d’Agri, ha utilizzato gli stessi terreni per la realizzazione di abitazioni e complessi turistici. In relazione a tale attività vi è inchiesta giudiziaria la quale, coinvolgendo alcuni magistrati del tribunale di Matera, viene svolta, per competenza, dalla procura della Repubblica di Catanzaro”.“Quanto esposto – afferma Simonetti - dimostra come un vasto territorio pubblico, passato di mano a poco prezzo per promuovere e favorire l’attività industriale, è stato utilizzato dapprima per allevamento del pesce che costituisce attività agricola ed ora per attività di edificazione di lusso come si evince dalla pubblicità sulla stampa (Il Sole 24 Ore – La Nuova del Sud ecc), con grandi profitti e colossale speculazione. L’art. 60 della legge 25/6/1865 n. 2359 prima e l’art. 46 del Dpr n.327/2001 poi prevedono che, quando l’opera per la cui realizzazione fu disposta l’espropriazione non venga realizzata entro 10 anni il proprietario delle aree può ottenere la retrocessione delle stesse. Ragioni di giustizia imporrebbero che le aree di proprietà pubblica all’epoca trasferite all’Ittica Val d’Agri venissero restituite al patrimonio pubblico o quanto meno che il prezzo delle aree venisse rettificato e corrisposto all’erario secondo valori di mercato”. “Qualificati tecnici – aggiungeva ancora l’esponente del Prc - hanno fatto presente che per rendere sicuro l’insediamento turistico in corso di realizzazione alla foce del fiume Agri si renderebbero necessarie, nella zona più a monte, opere idrauliche che richiederebbero una spesa di oltre 25 milioni di euro”. Mentre “sulla regolarità delle procedure – continua Simonetti - seguite per il rilascio delle autorizzazioni hanno nutrito seri dubbi la magistratura inquirente di Catanzaro e per ultimo il Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata che, con nota del 24/7/2007 ha invitato i sindaci dei Comuni di Policoro e Scanzano Jonico a rivedere i progetti integrativi riguardanti l’area di edificazione con riconsiderazione di tutte le problematiche tecniche e giuridiche connesse”.Alla luce di queste ultime considerazioni, Simonetti chiedeva quindi al presidente della regione “se, anche a seguito delle numerose notizie di stampa susseguitesi negli scorsi mesi, e alla luce di quanto evidenziato dall’arch. Cappiello, non intendeva disporre affinché l’ufficio urbanistico della Regione esamini in autotutela la regolarità delle procedure che hanno portato alle autorizzazioni per adottare, se del caso, i provvedimenti consequenziali”. In relazione all’uso dell’area, “ottenuta mediante esproprio ed utilizzata in maniera difforme da quella ipotizzata”, vuole inoltre sapere “se non intenda invitare gli enti pubblici dipendenti o soggetti a controllo della Regione, ad esercitare le azioni finalizzate alla retrocessione dell’area o in via subordinata ad adeguare il prezzo delle aree, ottenute a costi agevolati, a quello di valore del mercato”, e “se non ritenga di far presente, anche ad autorità governative, che le eventuali opere da costruire a monte dell’insediamento e necessarie per la sua difesa debbano essere poste a carico della società che realizza l’intervento e vengano comunque costruite senza sconvolgimento dell’ambiente”.

“Ladri di Verità, Ladri di Legalità, Ladri di Democrazia.”

Ladri di Verità, Ladri di Legalità, Ladri di Democrazia.”
“Conoscere per deliberare”, questo era il motto caro al Presidente della Repubblica Luigi Einaudi. Guardatevi attorno. Avete l’impressione che queste parole abbiano un senso in questo nostro microcosmo? E adesso allargate il campo. Pensate al linciaggio che sta subendo Marco Travaglio, colpevole agli occhi di uno schieramento bipartisan di aver raccontato dei fatti. Ci siete? Non so voi, ma io mi sento oppresso da questa marea montante che vuole a tutti i costi mettere la sordina alla libertà di stampa. Non possiamo sapere. Non abbiamo il diritto di sapere. Vogliono mettere la sordina a tutto, e forse sarebbe ora che qualche magistrato rispolveri l’art. 294 del codice penale, che, come noto, parla di attentato ai diritti civili e politici dei cittadini italiani. Più che invocare sanzioni contro Anno Zero e contro un giornalista che onora la professione, raccontando fatti, si dovrebbe parlare della ferita quotidianamente inferta alla democrazia da tutti quei Tg e contenitori di sedicente approfondimento del duopolio Raiset, che sembrano avere quale unico compito l’occultamento della verità, dei fatti, della conoscenza. Guardiamoci in faccia e diciamocelo: se democrazia è “conoscere per deliberare”, in questo paese siamo messi davvero male. L’ultimo rapporto di Freedomhouse(2007) colloca l'Italia al 61° posto nel mondo per libertà di stampa. Voglio esprimere a Marco Travaglio, autore di un libro quale “La scomparsa dei Fatti”, tutta la mia solidarietà e stima.
Tra tanti ladri di verità, almeno qualcuno che non racconta bugie o stende “veli pietosi” dovremmo tenercelo stretto.“C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti non lo invitano più in certi salotti, dove s’incontrano sempre leader di destra e leader di sinistra, controllori e controllati, guardie e ladri, puttane e cardinali, prìncipi e rivoluzionari, fascisti ed ex lottatori continui, dove tutti sono amici di tutti ed è meglio non scontentare nessuno.”(Marco Travaglio )
Maurizio Bolognetti

martedì 13 maggio 2008

Marinagri: c’è chi non ama sfogliare l’album dei ricordi

E anche questa volta il consiglio regionale della Basilicata è riuscito a dribblare, con una finta degna del pibe de oro, la discussione su Marinagri.
Sembra che sul tema molti dei nostri consiglieri regionali preferiscano adottare la politica dello struzzo. Oggi si sarebbero dovuti limitare ad affrontare gli aspetti socio-economici della vicenda, ma hanno preferito non affrontare nemmeno quelli. Per la serie: meno si parla, meglio è!!!
Eppure di elementi di discussione, analizzando la vicenda, i nostri consiglieri potrebbero trovarne a bizzeffe, ad iniziare dalle delibere di approvazione del PPE e passando per le decisioni dell’ADB e per il mancato recepimento della sentenza del Tar Basilicata del 2005. Ma evidentemente all’interno del massimo ente regionale a qualcuno non fa piacere sfogliare l’album dei ricordi.
Soprattutto quando questi ricordi hanno a che fare con l’iter che ha consentito a Marinagri di poter avviare la costruzione del centro turistico ecologico(sic!!!).
Maurizio Bolognetti ( Segr.Radicali Lucani)

L'ombra di Waterloo


Evviva, evviva è nato il governo ombra. Waterloo Veltroni lo ha presentato in pompa magna: nove donne, su 21 ministri. Un ministro-sindaco (Sergio Chiamparino) che si occuperà di riforme e uno intellettuale e scrittore (Vincenzo Cerami) che seguirà i beni culturali. Fuori invece tutti i radicali, l'Italia dei Valori e Massimo D'Alema. Veltroni durante la conferenza stampa ha spiegato: «Credo che sia dovere dell'opposizione non quello di dire soltanto dei no, ma di formulare proposte alternative. Per questo è nato il governo-ombra». Una bella frase che sorvola però su un particolare. Nelle democrazie parlamentari il primo compito dell'opposizione non è quello di dire no o di avanzare controproposte. La funzione principale è invece quella del controllo sull'attività della maggioranza. Prima della magistratura e della stampa è la minoranza il vero cane da guardia del potere. O almeno lo dovrebbe essere.
In Inghilterra, dove gli esecutivi ombra sono di fatto istituzionalizzati, il momento in cui le opposizioni fanno sentire realmente la loro voce è quello delle interrogazioni. Ogni ministro ombra pone domande al proprio corrispettivo "ufficiale". E, una volta alla settimana, il capo della minoranza ha il diritto di fare lo stesso con il primo ministro. Solo che a differenza del nostro question time, a Westminister lo si fa a sorpresa, con domande orali (al massimo sei) e senza possibilità di risposta scritta. Da noi, invece, premier e ministri in parlamento non ci vanno quasi mai. E il question time vive prevalentemente di scartoffie, sottosegretari e sonnacchiose dirette televisive. Anche per questo, guardando queste camere formate non dagli eletti dal popolo, ma dai nominati dalle segreterie dei partiti, la sensazione sempre più forte è quella di trovarsi di fronte non a una democrazia compiuta, ma solo a una sua malriuscita caricatura.

(P.Gomez)

Il Consiglio Regionale, scappa davanti al O.D.G. su Marinagri

Rinviata a data da destinarsi la discussione dell'ordine del giorno su Marinagri presentata dal consigliere Digilio , che non era presente in aula. La politica fugge davanti ai problemi, facendo una figura meschina.
Giovedì il tribunale del riesame, dovrebbe decidere sul sequestro di Marinagri.

Forza Marco

Ricordiamo e teniamo a memoria le parole di Paolo Borsellino "Quando i magistrati non trovano elementi di prova concreti a carico di un uomo pubblico, non significa che questo non sia moralmente ed eticamente estraneo ai fatti. Però la magistraura deve archiviare, assolvere, perchè gli elementi acquisiti non sono sufficienti a sostenere fino in fondo un'accusa. Allora in un Paese civile dovrebbero intervenire la politica e le altre istituzioni a fare pulizia".
Aggiungiamo quelle tratte dalla sua ultima intervista, come sprone a Marco Travaglio per continuare questa battaglia per la democrazia e per i diritti violati sulla libera Informazione.
-.."..Io credo ancora profondamente nel lavoro che faccio, so che è necessario che lo faccia, so che è necessario che lo facciano tanti altri assieme a me. E so anche che tutti noi abbiamo il dovere morale di continuarlo a fare senza lasciarci condizionare e....dalla sensazione che o financo, vorrei dire, dalla certezza che tutto questo può costarci caro".
Sii forte, Marco!

lunedì 12 maggio 2008

Marinagri: per tutelare imprese, maestranze e acquirenti c’è l’art. 316 c.p.p.


Pur concordando con il consigliere Digilio sulla necessità di trovare soluzioni per le maestranze e le imprese coinvolte nella vicenda Marinagri, ritengo che non si possa prescindere dagli “aspetti giudiziari”. Proprio allo scopo di tutelare gli interessi di tutti coloro che vantano crediti nei confronti di Marinagri, sarebbe opportuno invocare il sequestro conservativo dei beni di tutti gli indagati. Con il sequestro conservativo si eviterebbe di scaricare i costi sulla collettività e al tempo stesso verrebbe tutelato l’interesse di imprese, maestranze e di coloro che hanno versato acconti di decine di migliaia di euro per prenotare una villetta e/o un posto barca.La misura del sequestro conservativo, disciplinata dall’art. 316 c.p.p., rientra tra i rimedi volti ad evitare l’eventuale infruttuosità di un successivo provvedimento di condanna, rispetto al quale assolve, quindi, ad una funzione di carattere strumentale.In altre parole attraverso il sequestro conservativo il creditore mira a conservare la garanzia patrimoniale costituita dai beni del debitore, creando sugli stessi un vincolo giuridico.Diversamente dal Consigliere Digilio non voglio andare al di là degli “aspetti giudiziari”, ma anzi voglio rimanere strettamente ancorato alle gravi ipotesi di reato che emergono dall’inchiesta che ha portato al sequestro preventivo di Marinagri. La misura del sequestro conservativo, sempre che il Tribunale del Riesame confermi la decisione del Gip e il dispositivo che ha portato al sequestro di Marinagri, salverebbe capre e cavoli.

(Maurizio Bolognetti)

Oggi alle 10.00 il consiglio Regionale discute su Marinagri


La discussione è stata chiesta dal Consigliere Regionale Digilio , oggi senatore di PDL che dichiarava appena un anno fa in consiglio sulla vicenda che: Perché è vero che esiste un sistema in Basilicata. Il 416 bis dice che le persone che simettono insieme per governare il territorio possono incorrere nel 416 bis. lo non dico che questo sistema è un sistema mafioso da poter incorrere nel 416 però il controllo del territorio c'è, quanti casi abbiamo di Sindaci che la mattina fanno i segretari o lavorano nelle Comunità Montane o lavorano presso la Regione, o presso qualche politico e il pomeriggio va a fare il Sindaco. Non èquello il controllo del territorio? Quante volte abbiamo persone che fanno determinati servizi e poi magari gli diamo un compenso e lo facciamo direttore
generale. Quante volte per coprire qualche altra cosa o per far star zitto qualcuno o ringraziarlo per aver fatto una cosa che altri non hanno voluto e potuto fare gli diamo un contentino? Ne volete un esempio? MARINAGRI. E' tutta una storia contorta, non so chi c'entra, chi non c'entra, non l'ho mai seguita, non mi appassiona, però nella prima Conferenza dei Sindaci viene fuori che un Sindaco dice: "Vogliamo il piano di perequazione altrimenti non se ne fa niente". Tutti gli danno ragione.· Si fa una seconda Conferenza dei Sindaci, un' altra volta una Conferenza di servizio dei Sindaci, un' altra volta gli danno ragione per il piano di perequazione. Arrivati ad un certo punto si blocca tutto, non ci vuole più il piano di perequazione, si va al Consiglio di Stato e si dà ragione a quel Sindaco. I privati si rivolgono al TAR e si dà ragione ai privati che si sono rivolti al TAR Dulcis in fundo viene -nominato un Commissario ad acta. Primo Commissario ad acta, se non sbaglio un certo ingegner Santarsiero, Presidente dell'ordine degli Ingegneri. Rifiuta. Dice: "lo non metto mano, mi rifiuto di firmare il piano". Non so se c'è stato un secondo o un terzo, arriviamo ad un' altra persona che io non conosco, non ho mai fatto una telefonata per comperare una villa a MARINAGRI, non so neanche il posto dové e quindi a scanso di equivoci, che io non conosco, questa persona firma il decreto. Chissà perché dopo qualche mese, questa persona diventava direttore generale di un Dipartimento della Regione. Chissà perché il Sindaco che non voleva quel piano, perché voleva il piano .... non mi guardate stralunati, Esposito si chiama.
Dovessimo fare che l'ho fatto io, l'avete fatto voi! Volete sapere come si chiama di preciso? Esposito che oggi credo sia il direttore generale al Dipartimento delle Attività Produttive. E' vero o no? E' così? Tu che facevi parte di un'altra maggioranza e ora della stessa, è così? Esposito non lo conosce nessuno. L'ho nominato io, andate dai Giudici, sono stato io! Non lo so se è ingegnere o meno, ha firmato .... è ingegnere. Succede questo che il sindaco che ha fatto questa storia si chiama Altieri. Siccome io sono maligno e non credo nella giustizia, cioè non credo nella giustizia impartita da questi Tribunali, per offuscare quel disegno che non so se sia giusto, se sia sbagliato, non mi sono cimentato e non mi interessa "Per offuscare quel disegno alziamo il polverone, lo arrestiamo e diciamo che ci sono stati brogli elettorali mai dimostrati". E vi sembra il modo di condurre un Consiglio regionale senza parlare di questi fatti? Senza parlare che ogni tanto qualche piacerino lo si fa sia giudici e sia ai politici, lo volete negare? Vi risulta, per esempio, che il super giudice della Basilicata abbia fatto un viaggio in America con l'onorevole Curcio, con la motivazione ufficiale che doveva parlare di mafia e di criminalità nella Basilicata. Non vi risulta? Nemmeno questo vi risulta. Cadete tutti dalle nuvole .
Cosa dirà oggi?